Fuga dei cervelli: in Italia lavoro precario, quasi metà preferisce l’estero

27 Ottobre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Che l’Italia non fosse un paese per giovani è cosa purtroppo nota e ora una nuova riconferma arriva dall’Istat. Quattro su dieci, soprattutto laureati, sono pronti a trasferirsi per trovare un’occupazione e per chi un’occupazione ce l’ha la situazione non è certo delle migliori: più di uno su quattro, nella fascia d’età che va dai 15 ai 34 anni, ha un lavoro precario o part time.

Questa la triste fotografia che emerge dallo studio “I giovani nel mercato del lavoro” diffuso dall’Istat in cui emerge un rischio sempre più concreto di fuga di cervelli dal nostro Paese. La disponibilità a trasferirsi è maggiore tra i giovani uomini rispetto alle coetanee  e molto più elevata nel Mezzogiorno.

Nel secondo trimestre del 2016, i giovani nella fascia d’età 15-34 anni sono 12 milioni 681 mila e rappresentano il 21% della popolazione residente in Italia e tra questi solo 7milioni 710 mila unità è in possesso di un titolo di studio secondario superiore e il 44,6% ha effettuato almeno un lavoro retribuito e/o non retribuito durante gli studi relativi al conseguimento del titolo più alto posseduto (3 milioni 438 mila giovani).

Nella maggioranza dei casi, circa il 21,6%, si è trattato di esperienze di lavoro non retribuite come stage, tirocini e lavori di volontariato, mentre il 12% dei giovani (928 mila) ha svolto invece solo lavori retribuiti, il 10,9% entrambe le tipologie (843 mila). Tra i giovanissimi (15-19 anni) la maggioranza possiede al più la licenza media.

Per trovare un lavoro la raccomandazione è ancora il canale più usato. Quasi la metà ha un’occupazione grazie alla segnalazione di parenti, amici o conoscenti e sono soprattutto uomini e nel Centro del Paese.