Fuga capitali dai Btp, Italia troppo dipendente da Bce

5 Maggio 2017, di Daniele Chicca

Nonostante un rendimento decennale contenuto, poco sopra il 2,18% in queste ore, gli investitori stranieri da diversi mesi stanno vendendo a grandi mani i titoli del debito governativo italiano. L’Italia è diventata pericolasamente dipendente dagli acquisti della Bce, previsti nell’ambito del piano straordinario di acquisto di bond.

Secondo Eurointelligence da fine 2016 è in atto una vera e propria fuga di capitali dal nostro paese. Il giornalista Federico Fubini sul Corriere della Sera cita un report della Banca dei Regolamenti Internazionali secondo cui nel 2016 le banche internazionali hanno ridotto la loro esposizione verso la terza economia dell’area euro del 15%, per una fuoriuscita di denaro superiore ai 100 miliardi di dollari. La metà di questi capitali se ne è andata nell’ultimo trimestre dell’anno scorso.

Un fattore concomitante a questa netta riduzione dell’esposizione verso il mercato italiano è il deficit di bilancio sempre più grosso in Italia del sistema dei pagamenti tra banche centrali dell’area euro, il Target2. La Bce attribuisce il fenomeno alla vendita di titoli di Stato da parte degli investitori stranieri a Francoforte, senza che questi soldi vengano poi reinvestiti in Italia. Le banche estere preferiscono mettere i soldi in paesi più sicuri dell’area euro.

Le banche estere credono meno nell’Italia e “i grandi investitori esteri hanno progressivamente venduto obbligazioni e azioni e si sono liberati dei crediti o delle attività reali”. Il risultato di tutto ciò è che la stabilità finanziaria del nostro paese è sempre più dipendente dalle misure di sostegno della Bce.

“La perdita di cento miliardi di dollari dai grandi investitori bancari stranieri sarebbe stata un duro colpo, non fosse stato per gli acquisti di titoli italiani da parte della Banca centrale europea. Per tutto il 2016 sono continuati al ritmo di circa dieci miliardi di euro al mese, su bond societari e soprattutto su titoli sovrani. In realtà l’uscita delle banche estere è collegata agli interventi della Bce, perché quelle ne hanno approfittato per vendere all’istituto di Francoforte buona parte dei loro titoli di Stato di Roma. Non è un caso se il debito pubblico detenuto all’estero si riduce di 42 miliardi solo nei primi nove mesi del 2016, secondo Bruegel”.

Un andamento simile si è visto anche in altri paesi percepiti come più vulnerabili come Spagna e Francia, in particolare in vista delle elezioni presidenziali francesi e dopo il flop del referendum costituzionale in Italia, che ha aperto una fase di incertezza politica. Dalla Francia sono usciti ben 68 miliardi di euro nel solo periodo ottobre-dicembre.

In particolare sono le banche tedesche ad aver perso la fiducia nel sistema italiano. Rispetto all’anno di introduzione dell’euro, l’esposizione è calata del 30% e ora vale poco più di un quarto dei quella delle banche francesi. Il problema per Roma è che l’anno prossimo il piano monetario ultra espansivo della Bce, il Quantitative Easing, verrà terminato.