FUGA
DALLA GERMANIA
IN PANNE

30 Aprile 2003, di Redazione Wall Street Italia

Infineon Technologies, la principale impresa tedesca di elettronica, la sesta mondiale di chip per computer, telefoni e carte intelligenti vuole spostare la propria sede sociale, con i suoi 300 dipendenti, fuori dalla Germania ove, dicono, la situazione è “insostenibile”.

Il colpo di grazia è venuto da Schroeder e dalla sua riforma fiscale secondo la quale solo metà delle perdite registrate nei passati esercizi sono detraibili in quelli successivi.

Nel 2002 Infineon ha perso 1 miliardo di euro e nel primo trimestre di quest’anno perde 300 milioni. Se non potrà detrarre queste perdite dagli utili che spera di fare negli anni buoni, la sua capacità di competere con le rivali nelle altre parti del mondo sarà pericolosamente ridotta. Anche perché i profitti in Germania lasciano il 40 per cento al fisco.

Infineon vuole andare in Svizzera, in un cantone di lingua tedesca. Pagherebbe meno tasse e non avrebbe, come in Germania, nel vertice della società, un consiglio di supervisione con dentro i rappresentanti sindacali: cosa che rende molto difficili le ristrutturazioni. Infineon, con i suoi 32 mila addetti, la metà in Germania, il resto in Europa, Usa e Asia, ha necessità di praticare il decentramento produttivo per ridurre alcuni costi, che all’interno, sono estremamente alti. Vorrebbe spostare in Portogallo la contabilità del gruppo, ridurre le burocrazie, far ricorso a lavoro esterno, servendosi anche degli autonomi e delle piccole imprese. Ma deve fare i conti col consiglio di supervisione, ove i sindacalisti sono molto potenti, perché possono minacciare scioperi, hanno aderenze nel governo e, spesso, hanno l’appoggio d’altri membri del consiglio, cui ricambiano i favori sul terreno industriale e finanziario. Per spostare però la sede in Svizzera, dove i manager della direzione avranno egualmente retribuzioni alte ma saranno in minor numero (e dove sarà soprattutto possibile dirigere l’impresa senza i veti dei sindacati), Infineon ha bisogno dell’approvazione del suo maggior azionista, la Siemens: che ha, anch’essa però, un consiglio di supervisione, coi rappresentanti sindacali.

Infineon è lo specchio della Germania rosso-verde, ormai in panne, di Gerard Schroeder e Joska Fischer.

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