Frode Rai sui gettoni d’oro: il ruolo di Tesoro e Banca Etruria

28 Novembre 2016, di Daniele Chicca

I premi dei concorsi indetti dalla Rai sono devoluti in gettoni d’oro, ma di un valore pare inferiore a quello che la società della televisione pubblica promette ai vincitori di trasmissioni anche molto popolari come Affari Tuoi.  Si è scoperto che in alcuni casi i gettoni, forniti da Banca Etruria, erano infatti meno preziosi del previsto. La procura sta indagando su una presunta truffa da 20 milioni di euro. 

La truffa è stata svelata da Report in un’inchiesta della scorsa primavera. La troupe della trasmissione torna a parlarne nella puntata di oggi, 28 novembre. Tutto è nato dalla lamentela di una signora, Maria Cristina Sparanide, che sostiene di aver ricevuto, dopo la vittoria in un concorso a premi nella trasmissione Red or Black condotta da Fabrizio Frizzi, un gettone stampato dalla Zecca meno puro di quello che la Rai aveva annunciato. A dispetto del contratto sottoscritto, in cui la Rai promette di distribuire oro con purezza del 99,9%, mancavano cinque grammi per chilo. A complicare le cose c’è il fatto che il vincitore non ha il diritto di toccare con meno l’oro ottenuto.

Dal reportage della trasmissione di Rai Tre è nato un esposto in procura dei vertici dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per accertare i fatti. Al termine della verifica interna, viene allontanato consensualmente Marco Cerù, per 20 anni alla guida della direzione finanziaria della divisione del Tesoro. I procuratori intanto continuano la loro indagine.

L’ipotesi – spiega Report – è frode in pubblica fornitura: dal 2012 alla data della messa in onda della nostra puntata, cioè aprile scorso, si sarebbe fatta pagare dalla Rai 20 milioni di euro per prestazioni mai effettuate e oltre 700 mila euro da quei vincitori che hanno optato per il controvalore in denaro”.

Da quando è stata avviata l’indagine della procura, i nuovi amministratori della Zecca dello Stato hanno preferito indire una gara pubblica per decidere da chi comprare l’oro in futuro. A vincere è stato però lo stesso fornitore di prima: Banca Etruria. La banca è il fornitore storico delle commesse della Zecca. Da Banca Etruria ogni anno il Tesoro compra milioni di lingotti da trasformare in gettoni d’oro. La banca si è difesa sostenendo di agire solo da mediatrice, precisando che i lingotti sono acquistati da aziende raffinatrici.

 

Come racconta Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, “i premi non possono essere corrisposti in denaro: ecco perché i gettoni d’oro. Ma ai vincitori è concesso comunque di avere soldi contanti anziché il metallo prezioso, purché si completi un insensato circolo vizioso. Formalmente il vincitore riceve i gettoni coniati, del valore della vincita detratte le tasse, l’Iva, il costo del conio e la perdita fisiologica della fusione; a quel punto li rivende alla Zecca allo stesso prezzo, da cui però viene detratta una seconda volta la perdita fisiologica e il costo della fusione”.