Free press: il flop di E Polis avvantaggia Dell’Utri, padrone occulto del concorrente Metro

9 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il giudice del Tribunale civile di Cagliari ha respinto la richiesta di omologazione del Piano di decurtazione dei debiti di E-Polis nei confronti dei creditori. Il giudizio negativo pare sia stato motivato per questioni procedurali. L’azienda starebbe ora valutando le possibilità di ricorrere contro la decisione e si attende nel pomeriggio un comunicato della stessa E-Polis che chiarisca la situazione di crisi in cui si è venuta a trovare l’editrice. La decisione è stata comunicata dal Cdr ai redattori durante una assemblea svoltasi questa mattina nella sede del giornale a Cagliari. In Italia sono 19 i quotidiani editi, con la formula mista free press e edicola, da E Polis dove lavorano complessivamente 130 giornalisti e una ventina fra poligrafici e amministrativi. (Ansa)

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(WSI) – Ma la Fnsi – occupata oggi nel gestire lo sciopero piu’ inutile del mondo – lo sa per caso che l’altro colosso della free-press in Italia, Metro (passato di mano varie volte negli ultimi tempi) fa capo, in modo occulto e indiretto, al senatore Pdl Marcello Dell’Utri, gia’ condannato anche in Corte d’Appello per mafia e grande amico del premier Silvio Berlusconi? La concessionaria di pubblicita’ di Metro e’ gestita da Daniela Santanche’, sottosegretario all’Attuazione del programma di governo. Sono molti a Roma a conoscere questa notizia. Ma nessuno parla. E quei geni dell’opposizione, tutti d’accordo anche loro, mentre procede con la massima tranquillita’ l’operazione di controllo dell’informazione in Italia, Tv e stampa e in seguito internet, in vista delle prossime elezioni, quando saranno.

Prima di passare nell’orbita di Dell’Utri, l’edizione italiana di Metro era di proprieta’ del gruppo svedese Modern Time Group, inventore della free press più letta nel mondo, con 84 edizioni distribuite in oltre 100 città tra le più importanti, in 23 paesi in Europa, Nord e Sud America e Asia. In Italia Metro diffondeva quotidianamente 850.000 copie (dal lunedì al venerdì) e secondo l’ultima indagine Audipress raggiungeva 1.934.000 lettori al giorno, anche se le copie e la raccolta pubblicitaria nei primi mesi del 2010 sono in calo del 30-40% per la crisi economica.

Dalla ripresa delle pubblicazioni dopo la pausa estiva 2009, Metro ha trovato un nuovo editore italiano, la N.M.E – New Media Enterprise srl che ha portato la sede legale da Milano a Roma. Poi un altro passaggio ad altre societa’ che fanno capo indirettamente a Marcello Dell’Utri e al piu’ grande stampatore d’Italia, Mario Farina (vedi sotto) che compare come colui che tira le fila. Da gennaio 2010 le sedi storiche del giornale sono state trasferite, e ora la sede legale e’ negli uffici della Litosud Srl Via Carlo Pesenti, 130 Roma. Allo stesso indirizzo è presente anche la redazione del free press DNews.

Con DNews si apre un altro capitolo, quello dei fratelli Cipriani, personaggi molto noti nel settore dei giornali gratuiti. Nel 2004 Antonio e Gianni Cipriani furono gli ideatori e lanciarono, chiamati dall’editore sardo Nicola Grauso, proprio quell’E-Polis che oggi ha dichiarato lo stato di crisi. I due fratelli però abbandonarono Grauso al suo destino nel 2008, dopo che l’editore (visto che perdeva milioni a vagonate) vendette EPolis a una cordata in cui figurava anche – appunto – Marcello Dell’Utri. I Cipriani ebbero allora l’idea di lanciare e fondare un altro free press, DNews, che divenne di proprietà della Mag Editoriale che fa capo a Mario Farina, proprietario della Litosud che stampa Unità, il manifesto, la Stampa, l’Espresso e molti altri quotidiani e settimanali.

Farina e’ un uomo di business e pur stampando giornali di sinistra (il manifesto si definisce “quotidiano comunista” anche se e’ finanziato da Cesare Geronzi, oggi in Generali ex Banca di Roma), Farina dicevamo, fa subito due conti “politici”, e vista l’aria che si respira nel paese decide di spostare il baricentro del suo gruppo verso l’area berlusconiana. La nuova linea filo-governativa si riflette subito su DNews. Farina sostiene che la lettera di licenziamento di Antonio e Gianni Cipriani dalla direzione del free-press Dnews risponde a “giusta causa”, perche’ “la direzione si sarebbe servita di troppi collaboratori esterni appesantendo i costi” di un giornale da circa un anno in difficoltà economiche (e poi approdato anch’esso allo stato di crisi).

In realtà, i Cipriani erano accusati da tempo, sia pure velatamente, di essere troppo sbilanciati a sinistra e troppo espliciti nei confronti dell’attuale compagine governativa. Spazio all’inchiesta sulla “cricca” (Scajola & C.), notizie sui dissesti della giunta Alemanno a Roma o Formigoni e Moratti a Milano e soprattutto notizie negative sul governo Berlusconi. L’ultimo numero con la firma dei Cipriani, distribuito meno di due mesi fa, venerdì 14 maggio, titolava in prima pagina, nell’edizione di Roma: “La sanità ci costerà nuove tasse”. E nell’edizione di Milano: “Prove di rivolta al Triboniano”. Così Antonio e Gianni Cipriani sono stati messi alla porta da Dnews con un licenziamento immediatamente operativo contestualmente alla nomina di un nuovo direttore, Stefano Pacifici, già direttore del “Romanista” e presentato al Cdr del giornale come in grado di ristabilire «una linea politicamente neutra».

Se non fosse bastato il cambio di linea politica a DNews, i disgraziatissimi Cipriani, qualche mese prima, avevano ricevuto comunicazione dal loro editore che era cambiata pure la concessionaria della raccolta pubblicitaria del free press. Farina sara’ lo stampatore di giornali “comunisti”, ma per sopravvivere nelle condizioni ambientali di chi fa informazione in Italia, mica e’ scemo, ed e’ stato obbligato a suggellare in modo ancora piu’ evidente il suo legame con Palazzo Grazioli. Di qui la decisione di Farina di affidare la raccolta pubblicitaria di DNews a una nuova societa’ concessionaria, Visibilia. E di chi e’ Visibilia? Di Daniela Santanché, ex deputata di An dal 2001, poi inimicatasi con Fini e i finiani, ex acerrima nemica anche di Silvio Berlusconi (si era presentata in antitesi al Pdl come candidata premier con La Destra di Francesco Storace alle ultime politiche) e subito dopo la batosta elettorale venuta a piu’ miti consigli, quindi passata armi e bagagli dalla parte dell’inquilino di Palazzo Grazioli, che e’ sempre disposto ad accogliere chi e’ in affari con lui. E infatti non molto tempo fa e’ stata nominata nientemeno che Sottosegretario all’Attuazione del programma di governo.

La Santanche’ a Roma e’ notoria per la sua assoluta ignoranza del mondo dei media sul fronte aziendale (non risulta una sua sola esperiernza precedente in curriculum), tuttavia si muove con estrema aggressivita’ nella Capitale lasciando spesso allibiti le controparti di un contratto pubblicitario (lei pensa sia tutto assimilabile alle pubbliche relazioni: le sue, anche se adesso si occupa della comunicazione istituzionale di Palazzo Chigi).

Per cui combina guai aziendali con la faciloneria cialtrona degli ambiziosi arroganti, e poi cerca di riparare dicendo: “Aggiusto tutto io, adesso chiamo Silvio”. E infatti Berlusconi deve occuparsi perfino di sanare le minutaglie sbagliate della ex nemica, tanto in quel “buco nero” che e’ Roma, la politica ingoia tutto, ma proprio tutto. Alla fine insistendo con pervicacia, la Santanche’ e’ riuscita ad ottenere dal premier non solo la concessione della pubblicita’ di DNews, come si diceva, ma anche quella de “Il Giornale” (di cui e’ proprietario Paolo Berlusconi) e quella di Libero, di cui sono editori gli Angelucci (insieme a il Riformista), famiglia romana milionaria proprietaria di molte cliniche e colossi del business sanita’, con uno dei fratelli, Antonio Angelucci, deputato del Pdl. Per chiudere questa saga della free press totalmente inquinata dalla politica, negli ultimi mesi anche Metro ha cambiato casacca, per la vendita della pubblicita’. E qual e’ la nuova concessionaria? Che domande: Visibilia.

PS: (da un’agenzia) – Nuovo caso di conflitto di interessi nel governo. Il neo sottosegretario all’Attuazione del programma di governo si occuperà della comunicazione istituzionale pur essendo azionista di Visibilia, importante concessionaria di pubblicità.

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di Marco Lillo (Il Fatto Quotitiano del 10 Aprile 2010)

La neosottosegretaria all’attuazione del programma Daniela Santanché è stata puntuale nell’attuazione di un suo impegno. Appena nominata da Silvio Berlusconi aveva giurato che si sarebbe dimessa dalla sua concessionaria di pubblicità, Visibilia, e lo ha fatto: “c’è stato un consiglio di amministrazione”, racconta a Il Fatto, “e ho rassegnato le mie dimissioni da presidente. Non ho più alcun incarico operativo”. L’imprenditrice 49enne di Cuneo però resta socia al 50 per cento della società Adv che controlla a sua volta il 90 per cento della Visibilia. “Nessuna legge mi impone di cedere le azioni”, sottolinea lei. Nonostante le dimissioni c’è però qualcuno, come la “compagna” del Pdl Alessandra Mussolini che avanza dubbi.

Ed effettivamente Visibilia resta un trionfo di commissioni tra pubblico e privato. Creata nel novembre del 2007 dalla Adv, controllata paritariamente da Daniela Santanché e dalla Tosinvest della famiglia Angelucci, già a fine 2008, ultimo bilancio disponibile, fatturava ben 11,6 milioni di euro, in gran parte grazie alla raccolta di inserzioni per i quotidiani degli Angelucci, in testa Libero. Il risultato è destinato ad aumentare ora che Visibilia è riuscita a soffiare alla Mondadori anche la raccolta de Il Giornale di Paolo Berlusconi.

Ricapitolando, la società Visibilia dell’onorevole accoppiata Angelucci-Santanché vanta nel suo portafoglio clienti Il giornale del fratello del premier e Libero della famiglia di Antonio Angelucci che si occupa di sanità. In Puglia il gruppo Angelucci è acccusato di avere versato, proprio tramite la società editoriale di Libero, centinaia di migliaia di euro al movimento politico dell’attuale collega della Santanché, Raffaele Fitto.

I magistrati di Velletri, invece, volevano arrestare Antonio Angelucci ma la Camera di appartenenza lo ha salvato negando loro l’autorizzazione. Nell’ordinanza di arresto si stigmatizzava tra l’altro “l’utilizzo strumentale dei mezzi d’informazione di proprietà editoriale (i quotidiani “Libero” e “Il Riformista”), con l’attività di pressante influenza su cariche istituzionali”. Visibilia però è una società che opera nel mercato e vanta tra i suoi clienti anche la free press (Metro e Dnews) ma Libero e Il Giornale sono le sue corrazzate. Nel 2008, per esempio, Il Riformista (secondo quotidiano degli Angelucci) dichiarava un milione di euro di introiti da pubblicità che però hanno del miracoloso se si pensa che il quotidiano diretto da un ex deputato del Pd, Antonio Polito, si ferma in edicola sotto le 3 mila copie.

Mentre Libero nel 2008 dichiarava 8,6 milioni di proventi da pubblicità per una diffusione di ben 125 mila copie medi, anche se i ricavi da vendita delle copie pari a 28,7 milioni suddivisi per i giorni di uscita corrisponderebbero a una vendita media inferiore alle 100 mila copie. Il bilancio del 2009 non è ancora disponibile e per vedere come va la raccolta pubblicitaria della società controllata indirettamente dal sottosegretario Santanché e dall’onorevole del Pdl Angelucci, bisogna basarsi sui dati Nielsen.

La società di ricerche rileva le pagine di pubblicità e quantifica in via indicativa gli introiti basandosi sui listini, comunicati dalle aziende. Secondo Nielsen la crisi ha fatto un baffo a Libero. Nel 2008 (primo anno nel quale Visibilia comincia a operare per il giornale degli Angelucci subentrando alla Publikompass) il quotidiano pubblica 3156 pagine di pubblicità e nel 2009 ne ha ottenute ben 3448. In un mercato che è stato segnato dalla sua crisi più nera, e nonostante la perdita di copie di Libero, il quotidiano verde aumenta le inserzioni.

Chi sono gli inserzionisti che hanno puntato sul giornale diretto da Feltri fino all’agosto del 2008 e poi da Maurizio Belpietro?. Le imprese sono in gran parte private. Al primo posto c’è la Index Europa di Bergamo che si occupa di giochi on line, al secondo c’è la Chateaux d’ax e al terzo troviamo Esselunga. Al quarto Che Banca, del gruppo Mediobanca. Insomma non si può dire che la Visibilia e Libero siano foraggiati dallo Stato o dalle sue controllate. Però, se si confrontano i dati si nota che effettivamente alcune società pubbliche e alcuni ministeri hanno puntato su Libero. Nei primi mesi dell’anno 2010 per esempio Eni è il secondo investitore, secondo Nielsen per Libero, con 23 pagine in poco più di 4 mesi. Nell’intero 2009 erano 44 e nel 2008 erano state addirittura 48 pagine.

Enel è passata dalle circa 5 pagine del 2008 alle 30 del 2009, mentre nei primi mesi del 2010 il trend sembra rallentare con 4 pagine. Cai e Alitalia, fa nel 2009 un balzo da zero a 22 pagine. Banca Intesa per esempio ha pubblicato sei pagine nel 2009 e nel 2008 zero. Poi ci sono i ministeri. Anche se per importi molto piccoli, nel 2009 si segnala una crescita di Libero nella loro pianificazione. I dicasteri delle pari opportunità, del Lavoro e delle infrastrutture, come la Presidenza del consiglio, hanno aumentato le pagine e le spese, secondo Nielsen, mentre solo il ministero dello sviluppo le ha ridotte. Da segnalare anche un cliente privato che ha invece ridotto gli investimenti: Sky. Chissà se ha pesato la linea dura del giornale contro il tycoon Rupert Murdoch.

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(ARCHIVIO) – Dopo aver acquisito la maggioranza (100%) di Dnews, il gruppo Litosud guidato da Mario Farina (50 milioni di euro di ricavi e 21 rotative per giornali negli stabilimenti di Milano e Roma) si prepara a rafforzare la sua presenza nella free press portando dal 20% al 100% la partecipazione nel primo quotidiano gratuito nato in Italia, Metro. Attualmente la proprietà di Metro fa capo alla NME (New Media Enterprise) controllata al 20% da Litosud e all’80% da Salvatore Puzzo. Ma in tempi abbastanza stretti Litosud dovrebbe perfezionare l’accordo con Puzzo per comprare il suo 80% e quindi diventare l’unico azionista di Metro.

Un’operazione che conferma il grande interesse dello stampatore romano per la free press. “Ovviamente – spiega lo stesso Mario Farina – se non credessi in questo mercato non avrei deciso questo nuovo,importante investimento”.
Tra i principali stampatori italiani di giornali (con clienti come Unità, Messaggero, Libero, Italia Oggi, MF, La Stampa, Il Fatto, il Riformista) oggi la Litosud con l’operazione Metro diventerà il principale editore di free press con circa 1 milione e 200mila copie diffuse al giorno e 4,5 milioni di contatti a cui aggiungere anche le copie che stampa per altri due giornale gratuiti, Leggo, che fa capo a Caltagirone Editore, e City (Rcs) confermandosi così come il primo stampatore di free press in Italia.