Francia: Suez-Gdf, Frère acquista ancora azioni

11 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il finanziere belga Albert Frère si accingerebbe a rafforzare ulteriormente la sua quota in Suez, di cui è già il principale azionista, portandola dal 9,1 al 10 per cento, una partecipazione che gli darebbe il 15 per cento dei diritti di voto. Lo scrive ieri il quotidiano La Tribune, secondo cui Frère, che finora sostiene il progetto di fusione con Suez, intende in questo modo dimostrare la propria determinazione a svolgere un ruolo determinante nel complicato dossier.
Analisti e stampa francese sembrano intanto ieri scettici sulla possibilità che il finanziere François Pinault sia in grado di lanciare un’offensiva su Suez, in quanto ritengono che l’operazione sia complessa sia dal punto di vista finanziario che politico. I tempi imposti due giorni fa dal gendarme dei mercati finanziari Amf (la Consob francese, ndr) a Pinault, che deve decidere se lanciare o meno un’Opa entro il prossimo 2 febbraio, sono ritenuti da molti troppo stretti perché il finanziere possa venirne a capo, soprattutto dopo che non riesce a ottenere il sostegno del Governo e del capo dello Stato, il suo amico Jacques Chirac. Sia il Governo che il presidente, infatti, ribadiscono il loro pieno appoggio alla fusione tra Suez e Gaz de France (Gdf), anche perché difficilmente potrebbero dare il loro benestare a un progetto che si tradurrebbe in uno smantellamento di Suez. Anche Gdf, cui Pinault contava di rivendere il polo energia di Suez per conservare solo il polo ambiente in Francia, smentisce di avere progetti comuni con l’uomo d’affari e riafferma l’intenzione di andare a nozze con il gruppo franco-belga, suo promesso sposo dal febbraio dell’anno scorso.
La mancanza dell’appoggio dei poteri pubblici francesi rende anche più complicato per Pinault trovare un gruppo industriale che gli ricompri il polo energia. Lo sottolineano sia Les Echos che La Tribune, ricordando che l’italiana Enel indica chiaramente che parteciperebbe soltanto a un’operazione amichevole.
Anche il tedesco Rwe, secondo La Tribune, avrebbe fatto sapere al Governo francese di essere contrario a un’operazione ostile. Secondo Les Echos “le cose potrebbero però cambiare se il gruppo tedesco fosse minacciato da una scalata da parte della russa Gazprom. I mercati sono inoltre scettici sulla possibilità che Pinault abbia i mezzi per lanciare l’assalto a Suez, che in Borsa pesa ora 50 miliardi di euro, disponendo di asset valutati tra 1,5 e 2 miliardi di euro.
Il finanziere critica intanto la scadenza imposta dall’Amf che definisce “una decisione politica”. Secondo fonti vicine al finanziere citate da La Tribune, Pinault, che non ama perdere, farà di tutto fino all’ultimo per trovare una soluzione anche se, aggiungono, “non è sicuro che la trovi”. L’unica soluzione quindi, per preparare un’offerta ostile su Suez, passa attraverso la ricerca di partner esteri da parte di Pinault. “La Amf ha trasformato il progetto di una cooperazione amichevole in un’operazione che sarà necessariamente ostile e con partner esteri”, spiega una fonte vicina a Pinault. Fra gli eventuali partner esteri, ribadisce un analista italiano, non dovrebbe comparire Enel, dopo che “lo scorso settembre il gruppo italiano aveva fatto sapere di aver rinunciato alla partita di Francia. Un intervento adesso, con la situazione ancor più aggrovigliata, sembra estremamente improbabile”.