Francia: volano insulti nel dibattito, Le Pen non va KO

4 Maggio 2017, di Daniele Chicca

La strategia di Marine Le Pen era evidente fin dalle prima battute del dibattito tv, l’unico prima del voto di domenica che deciderà chi tra lei e l’ex banchiere Emmanuel Macron sarà il presidente francese per i prossimi cinque anni: attaccare il leader centrista e farlo passare come il candidato del passato, delle multinazionali, delle lobby, dei poteri forti finanziari, della globalizzazione e del lassismo in termini di sicurezza e Difesa.

“Quando vi fate insultare per tutta la serata di un dibattito, difficilmente potete uscirne più forte”, ha detto Macron ai microfoni della radio France Inter stamattina lamentandosi delle sferrate continue della sfidante che hanno lasciato i conduttori di TF1 impotenti. Detto questo, secondo i sondaggi la prova di Macron è stata giudicata più convincente rispetto a quella della leader del Front National nell’acceso scontro televisivo.

Le Pen si è giocata tutte le sue chance, andandoci giù pesante, irridendo spesso l’interlocutore, mentre Macron non si è lasciato attaccare, interrompendo più volte la candidata dell’estrema destra. L’ex banchiere si è preso dell’“affarista” ed è stato etichettato come il “candidato della globalizzazione selvaggia” da Le Pen, che a sua volta è stata definita una “bugiarda” patentata senza un vero progetto per la Francia.

Dalla rilevazione Elabe per BFMTV, il 63% dei telespettatori hanno ritenuto il candidato del movimento indipendentista En Marche! più convincente della rivale, che ha convinto invece il 34% del campione interpellato. Gli altri non hanno espresso un’opinione. Il 62% dei telespettatori ha giudicato anche Macron “il più onesto dei due”.

Macron, sospetti di evasione fiscale

Le Pen non ha mai smesso di attaccare il rivale, per qualche anno ministro dell’Economia del governo Hollande in uscita. Stamattina Le Pen ha detto a BFMTV che “no, non accusa Macron di avere un conto alle Bahamas”, con un modo di comunicare retorico, che fa intendere proprio il contrario. Tra ironia, prese in giro e attacchi frontali, Le Pen ha cercato in tutti i modi di discreditare il rivale, che non si è lasciato intimidire, passando sovente al contrattacco.

Macron oggi ha esposto denuncia contro Le Pen sulle voci diffuse in diretta di un presunto conto alle Bahamas a suo nome. “Spero che non si venga a sapere tra qualche giorno o qualche settimana che lei ha un conto offshore alle Bahamas!”, aveva detto Le Pen, che oggi si è difesa dicendo che si trattava solo di una domanda. L’insinuazione di Le Pen è arrivata in risposta al candidato centrista, che aveva ricordato in tv le inchieste giudiziarie che vedono coinvolto il Front National e la sua leader.

Documenti pubblicati online di recente mostrano che il candidato alla presidenza Macron ha in effetti stipulato un accordo operativo con una società LLC (Limited Liability Company) nell’isola di Nevis (nei Caraibi) e che la società a sua volta ha avuto un rapporto d’affari con una banca che a sua volta è stata coinvolta in precedenza in diversi casi di evasione fiscale nelle Isole Cayman. Meno di un mese fa Macron sosteneva di non aver depositato alcun asset all’estero e di non aver conti offshore segreti.

Dibattito tv: scontro senza esclusione di colpi

Nel dibattito di ieri, Macron, 39 anni, ha cercato di passare come l’uomo dei progetti concreti per il futuro del paese, come il politico più preparato dei due, specialmente in materia economica e fiscale – nonostante la relativamente limitata esperienza nella funzione pubblica – che deve fare i conti con una candidata irresponsabile che parla a suon di slogan, esponente di una frangia politica che vuole dividere il paese e alimentare le paure, che non ha un vero progetto se non quello di andare controcorrente e attaccare gli oppositori.

I sondaggi prima del ballottaggio del 7 maggio danno ancora Macron in vantaggio di una ventina di punti sulla rivale. Anche considerando il rischio astensionismo e i margini di errore del caso, se non succederà qualcosa di eclatante il candidato centrista, che ha approfittato dello scoppio dello scandalo Penelopegate, che ha indebolito il favorito Francois Fillon del partito Repubblicano, e della delusione dell’elettorato di sinistra per l’operato del governo socialista nell’ultimo quinquennio, dovrebbe farcela. Un elettore su tre del quasi 20% di consensi ottenuto dal leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon dovrebbe votare per lui per fare “ostruzione” contro Le Pen.

La vittoria di Macron viene data quasi al 90% di possibilità dai bookmaker, ma negli ultimi giorni le case di scommesse inglesi segnalano un incremento delle puntate a favore della leader del Front National. È un trend che ricalca quanto successo con l’elezione di Trump. Tra l’altro, fanno notare i politologi e esperti di statistica, con il sistema elettorale americano che assegna un tot di numero di seggi elettorali per ogni area regionale conquistata, Le Pen avrebbe vinto il primo turno davanti a Macron.

A fine aprile uno dei gestori di William Hill, uno dei principali gruppi di scommesse inglesi, ha osservato che normalmente in un’elezione francese avremmo avuto solo qualche persona che scommette qualche migliaio di euro. Qui invece siamo già a 350 mila euro puntati. Marine le Pen sarebbe un disastro per noi. Con la vittoria di Emmanuel Macron, invece, guadagneremmo molti soldi”. A seconda dei bookmaker, Le Pen è quotata in un range che va da 1 a 4 a 1 a 8 (William Hill). Significa che scommettendo cinque sterline se ne ottengono 20 oppure 40, a seconda dei casi.

Barclays, rischio di ingovernabilità alle legislative

Ma in una elezione storica che ha visto l’uscita i scena al primo round dei due partiti che hanno governato il paese dalla nascita della Quinta Repubblica nel 1958, ovvero Socialisti e Repubblicani, lo spauracchio dell’incertezza politica potrebbe aggirarsi nelle sale operative anche dopo il voto di domenica.

Gli analisti di Barclays osservano infatti come per i mercati finanziari i timori legati all’elezioni in Francia non riguardano tanto il voto di domenica quanto piuttosto le legislative di giugno. Un’instabilità di governo è da mettere in conto visto che Emmanuel Macron, tenuto conto della carenza di presenza locale del movimento En Marche!, dovrebbe fare peggio alle parlamentari.

Di solito in Francia il voto delle presidenziali viene confermato nelle legislative. Ma se si estrapolano I risultati del primo turno basandosi sulle 577 costituenti (Opinion Way, Harris Interactive, Atlantico) è da considerare come alta la probabilità di uno stallo parlamentare. Significa che il prossimo presidente, sia esso Macron o Marine Le Pen, dovrà fare affidamento su una coalizione di governo o un governo di minoranza. Questo renderà difficile l’approvazione di leggi in aula.