Fornero-sindacati: scontro sul nodo dei licenziamenti

20 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – E’ già scontro sull’articolo 18, la norma dello Statuto dei lavoratori del 1970 che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. Scontro tra governo e sindacati, ma anche tra sindacati e imprese, prima ancora che si apra il tavolo sulla riforma del mercato del lavoro.

“Nessun tabù”, dice il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “E’ una norma di civiltà”, insiste all’opposto il leader della Cgil, Susanna Camusso. Commenta il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, “rammaricata” ma anche “dispiaciuta e sorpresa” per un linguaggio di “un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi”: “la reazione” dei sindacati, afferma, “non la capisco, e mi preoccupa anche molto non sul piano personale, ma per le sue implicazioni per il Paese”.

Alle sue parole replica il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: “Mi dispiace che reagisca in questo modo: ad essere preoccupati siamo noi”. Già in mattinata, Bonanni aveva sostenuto la contrarietà a mettere mano all’articolo 18: dopo la manovra, “discussa con nessuno”, che ha già colpito lavoratori e pensionati, è la sua posizione, “si aizza la protesta su una materia che si sa problematica”, “spinosa”. I sindacati chiedono piuttosto di far pagare di più il lavoro precario.

E’ questa la vera sfida, afferma Bonanni, rivolgendosi alla “maestrina” Fornero. In serata, dopo le parole del ministro, rincara: “Mi hanno sconcertato”. Si tratta di una riforma del mercato del lavoro annunciata “mediaticamente”: così “si apre una rottura prima di arrivare alla discussione”. E’ una “situazione incresciosa”, che avrebbe richiesto “più cautela” e a Fornero dice ancora: “Doveva essere molto più accorta”.

Al contrario, d’accordo con Fornero si dice Marcegaglia: “Non ci sono più totem, non ci sono più tabù” sull’articolo 18; la riforma del mercato del lavoro “va affrontata” con “molta serietà, pragmatismo e senza ideologia”, anche per riportare il Paese a crescere, afferma. Alle sue affermazioni si contrappone la posizione di Camusso, a strenua difesa dell’articolo 18: è “una norma di civiltà che impedisce le discriminazioni ed esercita una forma di deterrenza per tutti. Un paese democratico e civile non può rinunciarvi”.

Posizioni antitetiche, dunque. Ma, subito il numero uno degli industriali tiene a sottolineare: “Non c’é alcun attacco ai sindacati”. “Il clima di scontro non aiuta”. C’é solo la necessità, sostiene, di modificare un mercato del lavoro che “oggi palesemente non funziona”, in cui “abbiamo una forte rigidità in uscita che non ha eguali in Europa ed un eccesso di flessibilità in entrata che penalizza i giovani e le donne; e abbiamo degli ammortizzatori sociali che vanno rivisti in parte”. Uno stato di fatto in cui, dice ancora, “un’azienda fa fatica ad assumere o assume di meno”. Il punto è comunque, per il presidente di Confindustria, andare alla trattativa senza “chiusure preconcette”.

Al tavolo – che potrebbe aprirsi “anche prima” di gennaio, come fa sapere la stessa Fornero – “ci siederemo con grande spirito di collaborazione, con grande atteggiamento costruttivo. Ci auguriamo, speriamo e chiediamo che anche il sindacato faccia la stessa cosa”, aggiunge Marcegaglia. Un tavolo in vista del quale Fornero invita al dialogo ma “senza preclusioni”: “Per quanto mi riguarda io non ho preclusioni, bisogna però che non ne abbiamo altri”.