FORMAZIONE: ECCO COSA NON FUNZIONA

19 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 19 mar – “L’offerta universitaria si sostanzia anche di corsi di laurea non ben finalizzati, ma attrattivi per giovani disorientati, che portano a titoli “evanescenti” poco spendibili, nel lungo periodo, sul mercato del lavoro, non compresi dai potenziali datori di lavoro”. E’ quanto si legge nel rapporto dal titolo “Scuola, università e formazione. Sono ancora investimenti sociali?”, elaborato dal Censis e presentato oggi a Roma. Il Censis fa l’esempio di Scienze della comunicazione: “A performance iniziali molto positive, con tassi di occupazione elevati ancorché correlati al lavoro atipico e relativi a numeri esigui di laureati, tra l’altro provenienti da contesti socio economici familiari favorevoli, corrispondono numerose perplessità sulla capacità del sistema paese di assorbire un un numero crescente di neolaureati provenienti da questo corso di laurea”, che nel 2005-2006 ha raggiunto le 12.327 unità, contro i 1.098 del 2001-2002. Il Censis critica anche “l’adesione formale ai principi ed agli obiettivi di Lisbona, dettati da logiche ed esigenze in parte estranee al nostro paese, che partiva da livelli e obiettivi suoi propri. E’ mancata finora una riflessione autonoma, non abbiamo fatto selezione di priorità, non si è onestamente riconosciuto quali obiettivi siano concretamente raggiungibili”. Un altro capitolo riguarda le imprese: “All’interno delle imprese l’accesso alla formazione varia in funzione dell’inquadramento, essendo la quota di operai formati (11,5%) sensibilmente inferiore a quella dei dirigenti (25,5%) e degli impiegati (28,6%)”. In conclusione “si assiste a uno scollamento tra la richiesta di una cultura tecnico-professionale di livello intermedio proveniente dal mondo imprenditoriale e l’opzione generalista che caratterizza le scelte scolastiche delle giovani generazioni”.