Forex e trading: massima cautela, attenzione a non anticipare i tempi

6 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) –E tutto il mondo continua a vendere dollari. Molti i casi significativi. Partiamo dall’AudUsd e, che dopo aver tradito le aspettative di mercato per quanto riguarda la possibilità che la RBA potesse alzare i tassi al 4.75% dal 4.50%, è sceso pesantemente (più di una figura) per poi ritracciare tutto il movimento durante la giornata di ieri con un’ordinata salita che ha riportato la quotazione esattamente dove si trovava prima della decisione della Banca Centrale.

Se ci spostiamo sul UsdChf vediamo come sia stato raggiunto il livello di minimo toccato durante il marzo di due anni fa e se ci spostiamo sul versante yen, nonostante la decisione a sorpresa della BoJ, che ha deciso di tagliare i tassi di interesse per portarli nel corridoio che va da 0 a 0.1% e di stanziare 60 miliardi di dollari per acquisti di asset, vediamo come sia stato praticamente raggiunto il minimo pre-intervento dello scorso 15 settembre (toccato 82.949 ed il minimo indicato è stato battuto a 82.864).

Prima di vedere come anche contro euro il dollaro sia stato venduto ieri, è utile spendere due parole sulla situazione nipponica, andando a puntualizzare la diversità delle mosse che la Banca Centrale sta mettendo in atto.

L’obiettivo è chiaro a tutti: svalutare lo yen sostenendo le esportazioni del Paese del sol levante. Il primo intervento è stato a mercati aperti ed ha visto vendere yen comprando dollari. L’intervento è stato poi commentato dalla Banca Centrale e questo, ci insegna l’esperienza, non è mai un buon segno (la cara e vecchia Bundesbank, quando veniva interpellata su possibili interventi a mercato, non rilasciava nessuna sorta di commento). Questo è comprensibile.

Nel momento in cui un Istituto Centrale decide di rispondere alle domande di giornalisti economici, si espone a rischi interpretativi di non poco conto: può sbilanciarsi dicendo che l’intervento è stato massiccio, ma se poi il mercato, come spesso accade, va a rivedere i prezzi pre-intervento, fa capire di avere finito le cartucce da sparare, ovvero può dire di essere intervenuto in maniera più o meno leggera per cominciare a vedere come avrebbe reagito il mercato, esponendosi a rischi di attacco ancora più alti.

La cosa migliore da fare, nella maggior parte dei casi è non rilasciare nessun commento e lasciare al mercato le interpretazioni. Le dichiarazioni rilasciate due giorni fa invece, prevedono, oltre che il taglio dei tassi (che praticamente erano già a zero) anche lo stanziamento di un pacchetto da 5 trilioni di yen che, a differenza degli aiuti stanziati fin’ora da diverse banche centrali, prevede l’acquisto non soltanto di bond e asset backed securities, ma anche di un insieme di prodotti finanziari che includono corporate bonds, Etf, fondi immobiliari e commercial paper. Questo è stato il vero motivo che ha spinto a rialzo tutti i listini.

Prima di passare all’analisi tecnica, due parole anche sull’euro, che ieri, dopo che il ministro delle finanze francese ha comunicato di una sua chiacchierata con la Russia, che vorrebbe aumentare le sue riserve di moneta unica, ha continuato la salita contro dollaro.

Passiamo ora all’interessante situazione tecnica dei principali tassi di cambio.

Ieri mattina ci siamo lasciati con un euro in flessione ed esattamente alla prova di tenuta di quel supporto di cui tanto andiamo parlando da giorni (utilizzando come base un grafico con candele a 60 minuti). Ebbene la trendline che segna il passo della salita dal 10 settembre scorso ha dato prova di resistenza fornendo uno spunto a rialzo notevole al cambio.

Una mano importante, molto probabilmente, è stata fornita anche dalla media mobile esponenziale a 100 periodi che ha così collezionato la seconda tenuta perfetta nello stesso intervallo di tempo analizzato. Ora quindi non ci sono più “scuse” perché il cambio non riesca ad arrivare a quel 1.39 che ipotizziamo sin dalla rottura di 1.35.

Eventuali flessioni dovranno necessariamente tenere in grande considerazione la linea di supporto oramai nota, che per le prossime ore transita nei pressi di 1.3730, sempre molto vicina, 10 punti esatti, alla media mobile exp. a 100 periodi.

Aumenta il rischio di un minimo inferiore al precedente osservando un grafico di UsdJpy. La vicinanza dei prezzi al livello di intervento è di soli pochi pips e nulla è avvenuto. Il mercato è sempre più sbilanciato lungo (è forse la prima volta che vediamo l’indicatore del posizionamento della clientela di FXCM, SSI, sbilanciato 8.23 posizioni a favore di dollaro rispetto ad una solamente a favore di yen, per questo alleghiamo un immagine sotto) e come suggeriamo da qualche giorno va utilizzata la massima cautela per compare a questi prezzi che, dal punto di vista della logica, sembrano molto appetibili.

Vediamo ora il cambio EurJpy, che continua la propria corsa verso l’obiettivo (finale?) di 115.50, avendolo mancato per una manciata di pips. Anche in questo caso continuiamo ad affidare la nostra idea rialzista alla comprovata trendline di supporto al movimento che suggerisce un livello dinamico oggi nei pressi di 114 figura.

Passiamo al cable che si trova proprio in questi istanti prossimo ad un livello chiave nel breve. Il test del precedente massimo a 1.5925 ieri ci fa ipotizzare un aumento di volatilità se questo livello non dovesse tenere oltre, con la possibilità di sfruttare strategie di breakout sino all’obiettivo sul medio-lungo periodo a 1.60.

Parliamo ancora di sterline, ma contro euro ora, per vedere come il cambio si trovi prossimo ad un livello che potrebbe favorire una continuazione del fortissimo trend di ripresa messo in atto in coincidenza con la ripresa della moneta unica sul dollaro (10 settembre).

Ci stiamo riferendo a 0.8735 che su grafico giornaliero rappresenta il 61.8% di ritracciamento del movimento di discesa compiuto dal cambio da 0.9140 a 0.8075 e che se rotto avrebbe buone chance di riportarci al punto di partenza.

Il cambio UsdChf è riuscito infine a giungere sul doppio minimo storico. Il fatto che i prezzi qui si siano come congelati (è da ieri sera che i prezzi non si muovono di più di 25 pips) chiarisce come il livello sia sentito ed il mercato sia in attesa di un evento scatenante una ripresa od una discesa.

A costo di annoiarvi ulteriormente consigliamo di considerare ancora come anche in questo caso il mercato si aspetti una ripresa: per cui, come già suggerivamo ieri, forse val la pena aspettare qualche ulteriore conferma prima di entrare, piuttosto che anticipare i tempi.

Terminiamo con un aggiornamento sul cambio AusdUsd che, dopo la correzione ribassista di ieri, è ritornato all’interno del proprio percorso rialzista. Se nelle prossime ore dovessimo assistere alla rottura del livello di resistenza compreso fra 0.9740 e 0.9750, potremmo spingerci ad ipotizzare il raggiungimento del doppio massimo storico a 0.9850 in breve tempo.

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