FONDI: PRESTO SAREMO TUTTI ABILI TRADERS

7 Settembre 2001, di Redazione Wall Street Italia

Con il via libera di Borsa Italiana agli exchange traded funds si aprono nuove opportunità di investimento. Ma non è l’unica novità per i risparmiatori.

L’occasione è propizia. Dopo la polemica tra gestione attiva e passiva dei fondi comuni, i risparmiatori presto disporranno di un nuovo strumento di investimento, gli Exchange traded funds, Etf, che, dopo il via libera di Borsa Italiana, sono ora al vaglio della Consob.

Gli Etf sono fondi indicizzati che replicano le performance dei panieri di titoli sottostanti e permettono all’investitore una gestione passiva del proprio capitale. La loro peculiarità è che sono quotati come delle normalissime azioni che si possono scambiare in continua nell’arco della seduta borsistica, a differenza di un fondo comune dove la valorizzazione avviene unicamente a fine giornata. E quindi, a differenza di un fondo, possono essere acquistati tanto in Borsa quanto presso la società di gestione che li emette.

Il successo di questi strumenti finanziari sul mercato americano è dipeso da più fattori: la loro liquidabilità al pari di un investimento azionario, il fatto cioè che si scambiano in Borsa, le commissioni bassissime annuali che, sempre negli Usa, vanno dallo 0,09% allo 0,30% contro una media dell’1,4% dei fondi comuni, la possibilità che offrono di una consistente diversificazione del portafoglio.

Meno noti sono invece i rischi, e per ciò stesso le opportunità, di questi strumenti finanziari: la loro negoziazione in Borsa avviene a un prezzo diverso dal net asset value, e cioè dal valore della quota giornaliera calcolata allo stesso modo che per tutti i fondi comuni. Questo implica che un bravo trader è in grado non solo di vendere e acquistare gli Etf in Borsa inseguendo il guadagno allo stesso modo che nel caso di una normalissima azione, ma anche di fare arbitraggi sfruttando i differenti prezzi del fondo, e cioè quello di mercato e il nav (anche se questi due dovranno essere riallineati secondo precise indicazioni del regolamento).

Difficilmente invece un risparmiatore medio li acquisterà in Borsa, preferendo piuttosto comprarli presso le istituzioni finanziarie, perdendo però così parte dei benefici derivanti dalle basse commissioni che gravano sul fondo quotato.

A tal proposito, se l’esempio americano prevede investimenti minimi iniziali elevati per acquistare l’Etf direttamente dalla società anziché in Borsa, al fine di rendere meno soggetto a flussi di sottoscrizioni e riscatti il fondo e allo stesso tempo allo scopo di incentivarne lo scambio in Borsa, non è dato ancora sapere se questo meccanismo verrà replicato in Italia.

Le autorità hanno due strade di fronte: la prima è di seguire l’esempio americano, stabilendo meccanismi più semplici per l’acquisto in Borsa e disincentivando quello diretto presso la società. In questo modo si darebbe slancio al mercato degli Etf, muovendo il risparmiatore all’acquisto del fondo direttamente in Borsa, con una conseguente riduzione del business per il sistema di intermediazione italiano. E una perdita di business per gli attuali operatori del mondo del risparmio gestito.

L’altra strada, che supera questa difficoltà e apre la strada a un nuovo business nell’ambito del risparmio gestito per gli attuali operatori come per nuovi, sarebbe invece di prevedere soglie minime di ingresso basse, in modo da avvicinare il risparmiatore più all’istituzione finanziaria che non alla Borsa. In questo caso, però, le potenzialità dell’Etf, come detto, non potrebbero essere sfruttate al meglio.

Di non minor rilevanza per i risparmiatori retail è la decisione di Borsa Italiana, contestuale al via libera agli Etf, di eliminare il lotto minimo di negoziazione per le azioni quotate sia sul mercato telematico sia sul ristretto. Sarà possibile dunque, come già avviene sul Nuovo mercato, negoziare strumenti finanziari per qualunque quantitativo. La modifica, come ha commentato una nota di Borsa spa, consentirà, tra le altre, maggiore flessibilità nelle decisioni di investimento da parte degli investitori finali, in particolare quelli retail.

Di certo non sarà l’acquisto e la vendita di un’unica azione a fare le sorti di un portafoglio del risparmiatore, ma questa possibilità consentirà anche a chi dispone di patrimoni piccoli, commissioni permettendo, di poter provare l’ebbrezza di investire in Borsa. E di cimentarsi nell’arte di diventare un trader d’assalto.

*Germana Martano è il Caporedattore di Morningstar.it.