FONDI COMUNI: COSTANO TANTO, RENDONO NIENTE

26 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Puntuale come sempre arriva l’annuale indagine di Mediobanca su quel che hanno fatto (e non hanno fatto) i Fondi di investimento italiani. Va detto subito che nell’indagine di quest’anno ci sono una buona notizia e almeno tre cattive notizie.

La buona notizia consiste nel fatto che nel 2003, finalmente, i fondi italiani hanno guadagnato complessivamente 19 miliardi di euro. E questo farà certamente contenti i loro sottoscrittori. Questa buona notizia, peraltro, ha un suo risvolto pesante. Se infatti si vanno a considerare gli ultimi cinque anni di attività nel loro insieme, i fondi italian i hanno perso il 19,2 per cento. Il che significa circa 90 miliardi di euro.

Qualcuno, molto maligno, ha fatto i conti e ha calcolato che con quei soldi 500 mila italiani avrebbero potuto comprare un discreto appartamento (90 metri quadri) senza fare nemmeno una centesimo di mutuo. Zam, zam, in contanti, sull’unghia. Invece questi 90 miliardi di euro sono volati via, persi nel turbine delle Borse mondiali sotto l’attenta regia (e consulenza, ben pagata) dei gestori dei fondi italiani.

Ma rimangono da elencare le tre cattive notizie che accompagnano la prima buona notizia. La prima di queste è il fatto che continuano a salire i costi. Ormai i fondi si fanno pagare (per gestire i denari dei sottoscrittori, con risultati almeno dubbi) qualcosa come il 2,5 per cento del patrimonio. Il che è il massimo degli ultimi cinque anni e il doppio di quanto si paga a un fondo americano per farsi gestire i soldi (con risultati migliori del doppio).

La seconda cattiva notizia è che gli anni passano, ma i gestori dei nostri fondi continuano a essere personcine un po’ confuse e agitate. Continuano a comprare e vendere titoli, in una sarabanda frenetica. Al punto che ogni otto rigirano tutto il patrimonio, e poi ricominciano da capo. Nervosi e, visti i risultati, non troppo efficienti. I loro colleghi americani impiegano invece due anni (e non otto mesi) per rigirare tutto il patrimonio. Sono più calmi, pensano di più (probabilmente vanno anche a pesca e in vacanza più spesso), ma alla fine guadagnano molto di più dei nostri, che danno un po’ l’impressione di perdersi dentro i loro comitati strategici.

Ma c’è di peggio. Alla fine di tutto questo movimento, i gestori italiani riescono a guadagnare meno dei benchmark da essi stessi indicati. E non è che sia capitato una volta, è la regola.

I fondi azionari, ad esempio, nel 2000 sono andati sotto (rispetto al benchmark (cioè al riferimento di rendimento da essi stessi indicato) del 4,7 per cento, nel 2001 sono andati sotto del 3,9, nel 2002 dell’1,7 per cento e nel 2003 sono tornati a peggiorare: sono andati sotto infatti del 2,8 per cento.

Ma insomma conviene o non investire nei fondi? Dipende da fondo a fondo, ovviamente. Nel loro insieme, comunque, negli ultimi cinque anni hanno perso il 3,1 per cento (che diventa il 19,2 per cento se confrontato con i poveri Bot). Negli ultimi dieci anni, rispetto ai Bot, i Fondi hanno reso il 30,6 per cento in meno. Dal 1984 a oggi (data della loro nascita) i fondi hanno reso quasi il 70 per cento in meno rispetto ai Bot.
Aveva ragione la nonna, che non si è mai voluta separare dai suoi Bot, anche quando sembrava che non rendessero niente.

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