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FMI: SALE VOLATILITA’ MERCATI FINANZIARI, PESA L’INFLAZIONE

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I mercati finanziari globali hanno sperimentato, a partire da aprile 2006, un aumento della volatilità ed una brusca correzione nei prezzi degli asset più rischiosi. La flessione dell’ ‘appetito’ per il rischio degli investitori, comunque, è un “normale e salutare aggiustamento del mercato” che avverte la crescente pressione inflazionistica. Quindi non può essere letto come il segnale “nell’inizio di un downturn dell’economia globale e dei mercati finanziari”.

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Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale nel Financial Market Update di giugno. Nelle ultime settimane sono cresciuti fra gli investitori i timori di un aumento dell’inflazione a causa della ripresa dei prezzi delle commodity e dell’energia. Aumenti, quest’ultimi, che però si sono tradotti – evidenzia il Fondo – in una crescita “moderata delle aspettative di inflazione negli Usa”. Le maggiori banche centrali al mondiali hanno dovuto far fronte alle crescenti pressioni inflazionistiche ricorrendo all’aumento dei tassi. “Il momento e l’entità dei rialzi sono stati comunque vari: la Federal Reserve ha continuato la graduale stretta iniziata nel 2004, e di recente ha usato toni ancora più restrittivi – spiega il Fondo -.

La Bce in giugno ha rialzato i tassi per la terza volta , portandoli al 2,75%. La banca del Giappone li ha mantenuti fermi allo zero, ma ha segnalato il desiderio di alzarli nei prossimi mesi. Questi incrementi hanno avuto eco anche in altre banche centrali, incluse quelli dei paesi emergenti, soprattutto in Asia”.

“La prospettiva di ulteriori strette ha spinto diversi investitori a chiedersi se le proprie previsioni sulla crescita mondiale” potranno verificarsi, “sulla base del fatto che la ripresa in Europa ed in Giappone potrebbe trovare difficile bilanciare un rallentamento più forte del previsto negli Usa”, sottolinea il Fondo, che sul fronte dei cambi sottolinea come lungo tutto l’arco del 2005 il dollaro ha trovato “supporto nella campagna restrittiva della Fed. Nel lungo termine” gli economisti concordano nel sostenere che “gli aggiustamenti del dollaro saranno limitati”.