Fmi perde la pazienza. Hong Kong e Cina agiscano contro il rischio bolla

3 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

La Cina si dirige sempre di più verso una politica monetaria restrittiva, mentre il Fondo Monetario Internazionale bacchetta sia Pechino che Hong Kong, causa i timori relativi alla formazione di diverse bolle nei mercati immobiliari dell’area.

“Il segmento di mercato di massa (immobiliare) che caratterizza alcune grandi città come Shanghai e Shenzhen, e quello di lusso che interessa Pechino e Nanjing appaiono sempre più disconnessi dai fondamentali”, scrive l’Fmi in un rapporto reso noto nella gornata di oggi.

E’ necessario, continua dunque l’istituto, che ci sia “un aumento dei tassi di interesse reali, e un costo maggiore nel possedimento di case (come quello che potrebbe concretizzarsi attraverso l’applicazone di una tassa sulle proprietà). Nel caso della Cina, si potrebbe procedere poi con lo sviluppo di un mercato finanziario che dia luogo a investimenti alternativi rispetto a quello del mattone”.

Insomma, “le autorità dovranno fare affidamento sull’adozione di standard prudenziali severi e di misure fiscali che mitighino il boom dei prezzi degli asset”.

La prova del nove delle preoccupazioni dell’Fmi arrivano direttamente dai dati: in alcuni casi Hong Kong e la Cina hanno visto il valore degli appartamenti balzare del 50% circa nel corso degli ultimi due anni. Ma il Fondo tiene d’occhio anche la minaccia della formazione di bolle speculative in altree aree asiatiche, come Singapore e India.

E nello stesso giorni in cui arriva il rimprovero dell’Fmi, la Cina annuncia un cambiamento nella propria politica monetaria, che da relativamente accomodante, diventerà, il prossimo nno, prudente. Lo scopo è quello di continuare a garantire la crescita economica del paese ponendo però un freno al rialzo del tasso di inflazione. Proprio quest’ultimo ha segnato infatti nel mese di ottobre un balzo al 4,4% su base annua, attestandosi al massimo degli ultimi due anni, complice soprattutto il rincaro dei prezzi dei beni alimentari.

Pechino da allora non aveva fatto mistero della propria volontà di frenare il surriscaldamento della propria economia e dei prezzi.