Fmi: in Italia la crescita e’ “modesta e fragile”. Forse necessarie nuove manovre. E le banche…

2 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’Italia potrebbe avere la necessità di adottare misure correttive sui conti qualora la crescita dell’economia domestica dovesse essere minore delle stime su cui il governo ha elaborato le misure di correzione dei conti pubblici. Questo è quanto emerso nel rapporto finale sulla missione annuale in Italia pubblicato ieri sera dal Fondo Monetario Internazionale (“Italy: 2010 Article IV Consultation”).

L’Italia sta vivendo una crescita “modesta e fragile”, si legge nel rapporto. Dopo oltre una decade di crescita anemica e di persistente inflazione, è necessario aumentare la competitività ed eliminare le “strozzature”. Le autorità italiane hanno stabilito che il disavanzo dovrà scendere sotto il 3% entro il 2012 e che i prossimi tre anni saranno fondamentali per implementare le riforme strutturali. Il FMI prevede per il Bel Paese una crescita dello 0,8% per il 2010 e dell’1,2% per l’anno seguente, a fronte di un miglioramento dell’anno in corso e del prossimo rispettivamente dell’1% e dell’1,5% stimato dal governo, che anticipa per il 2012 una crescita al 2%.

L’Italia rischia comunque un peggioramento permanente del PIL che, secondo il FMI difficilmente potrà recuperare i livelli pre-crisi anche a causa della debole crescita dei principali partner commerciali del Paese e dell’elevato tasso di disoccupazione.

Nel rapporto si parla anche di banche italiane, che si sono dimostrate solide nelle fasi iniziali della crisi internazionale, e il sistema finanziario ne è uscito relativamente bene, ma le sfide da affrontare non sono finite. Il persistere di una certa debolezza dell’economia, prosegue il Fondo, ha indebolito la qualità degli asset che porterà ad un calo della redditività rispetto ai livelli pre-crisi. Le banche continueranno ad avere problemi con il rischio del credito ed una bassa crescita degli impieghi. Per questo sono necessarie alcune misure quali la cessione di asset non strategici, la raccolta di capitali sui mercati e la messa a riserva degli utili.

Questo aiuterà gli istituti di credito ad affrontare meglio anche le più severe regole finanziarie internazionali. Il FMI ha poi condotto una analisi di scenario sui cinque maggiori istituti di credito italiani, gìda cui è emerso che questi non saranno in grado di generare utili sufficienti a rafforzare la ratio patrimoniale. Gli accantonamenti nei prossimi due anni dovranno essere maggiori di un terzo rispetto al biennio 2008-2009.