FISCO SEGRETO SOLO PER VIP
E POLITICI

22 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

* vicedirettore di Finanza e Mercati. Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Caro direttore, non vorrei passare per ossessivo ma hanno dello stupefacente le dichiarazioni rese ieri da Vincenzo Visco alla commissione parlamentare per l’Anagrafe tributaria.

Non mi riferisco alla solita tiritera con la quale viene respinta l’accusa che noi muoviamo, quella secondo cui la sua finanziaria mette nel mirino autonomi, commercianti e professionisti con una triplice spremitura: visto che si tratta di categorie per la stragrande maggioranza dei cui membri ci sarà un aggravio per la nuova curva più progressiva dell’Irpef, una stangata per il giro di vite deciso e tavolino e senza nessuna definizione concordata agli studi di settore, e infine una batteria di aggravi procedimentali per adempiere a tutti i formalismi e le bardature poste in essere per rendersi disponibili on line in tempo reale all’Anagrafe tributaria, per reintrodurre l’elenco clienti e fornitori, e via di seguito con ben 19 altre modifiche tra 730, 770 o Modello Unico che dir si voglia.

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No, con Visco su questo non andremo mai d’accordo: lui a dire che si limita a dispiegare la lotta all’evasione contro chi le tasse non le paga, noi a dire che rende semplicemente più pesante il giogo a chi le tasse le paga già, e rappresenta una fetta essenziale di quell’Italia al 97% composta da piccola impresa che Confindustria ha il torto di non volere, sapere e potere rappresentare.

Andiamo invece al punto di fondo: il Grande Fratello telematico degli occhiuti controlli, quello grazie al quale Visco realizza l’inversione dell’onere della prova che da sempre è il sogno di tutti i grandi Inquisitori della storia, inversione in nome della quale chiunque dovrà rispondere di qualunque cifra versata o incassata nel proprio conto corrente professionale o d’impresa sulla base presuntiva che eluda o evada il fisco.

Non è affatto il Grande Fratello, ha replicato ieri Visco alle nostre accuse, invitandoci a risparmiare fiato e fantasia. Dopodiché, però, ha aggiunto una dichiarazione che è la più palese ammissione degli enormi margini di impropria e indegna invasione nelle nostre vite private e nei nostri affari personali, da parte della macchina fiscal-giustizialista.

«Introdurremo un archivio riservato a tutta prova, inespugnabile per gli hacker, per tutelare i dati sensibili di politici e supervip», ha infatti detto Visco. Ohibò: e qui casca il nemico di classe, in salsa gauche au caviar. Visco infatti ammette che l’Anagrafe tributaria, per la sua stessa conformazione e architettura di rete accessibile ai controlli svolti da ogni sede periferica da centinaia e centinaia di operatori, si presta immancabilmente a interrogazioni improprie e indebite, da parte di funzionari infedeli o magari interessati ad arrotondare lo stipendio allungando i nostri dati riservati alla fiorente industria privata delle agenzie d’indagine, pronte a svolgere inchieste illecite magari volte al ricatto o ad accumulare fonti di prova per contese tra privati.

Ma poco conto: perché la sinistra al governo tutelerà invece solo i politici e i supervip, magari con tutto il rispetto per loro quelle vallette o quei calciatori che si sono trovati a condividere con Prodi e Berlusconi la poco piacevole condizione di essere illecitamente “spiati”, attraverso l’Anagrafe tributaria.

Ve lo ricordate, vero, lo scandalo gravissimo denunciato dallo stesso Visco qualche settimana fa alla procura di Milano, con l’accusa implicita che fossero stati Berlusconi e Tremonti ad armare le manine delle spie illecite, scandalo poi finito nel ridicolo e nel nulla quando all’indomani si è scoperto che la famiglia Berlusconi era anch’essa nel mazzo? Ebbene ora Visco ammette evidentemente che la possibilità di spionaggi illeciti di massa esiste e continuerà a esistere.

Ma ineffabilmente tutto ciò non lo preoccupa affatto, non lo allarma che possano andarci di mezzo migliaia e migliaia di imprese e contribuenti esposti a ricatti e invidie, pressioni e richieste di pizzo: tutte espressioni di inciviltà che sono ampiamente diffuse, in vaste aree del Paese in cui la libera professione, il commercio e l’impresa sono esposti a rischi di estorsione inenarrabili.

No, la protezione scatterà solo per due minoranze di contribuenti “eletti”: i politici, naturalmente, nonché quel pugno di imprenditori, banchieri e star del calcio e dello spettacolo che appartengono al primo cerchio di Confindustria e dell’Ufficio contratti di Rai, Mediaset e la7. Si tratta di una concezione elitista e di una tutela preferenziale che è la più schietta conferma della natura oligarchica di questa nuova e singolare manifestazione di conservatorismo sociale impastato di statalismo, che si ammanta del culto del Dio Erario e dello spregio delle sue vittime innocenti.

Quando, a proposito della mancata compensazione automatica che scatta per alcuni milioni di contribuenti tra debito e credito Iva, si dichiara che ciò viene vietato a tutti per scongiurare le frodi di alcuni, mentre poi è solo per le élite da operetta che il fisco di Visco userà i guanti bianchi, abbiamo la conferma che nel viceministro alle Tasse si reincarna quella figura quasi mitica del fermier generaux contro le cui malversazioni insorsero migliaia di cahier de doleances nella Francia prerivoluzionaria.

Lomenie de Brienne nel 1788 voleva risolvere con più tasse l’inesausta fame di spese della corte di Luigi XVI. Non diede retta al mite antitasse Necker, e nell’ordine venne la bancarotta, la Rivoluzione, e la testa del re nella cesta. E poi dicono che non dobbiamo protestare nei teatri e nelle piazze, contro questi tosatori che ci vogliono pecore.

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