Fisco: in Europa saremo tracciabili ovunque andremo

7 Giugno 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Non ci vuole un genio per capire che i successi di Estonia e Irlanda vengono da regimi fiscali vantaggiosi per le imprese e per i cittadini. Se un paese trova un modo per creare incentivi validi, le aziende investiranno, l’economia crescerà e tutti ne trarranno vantaggio.

Ma nonostante gli esempi di successo di Estonia e Irlanda, l’Europa fa esattamente il contrario. In Eurozona le nazioni più indebitate come l’Italia si rifiutano o viene loro impedito di seguire l’esempio di successo di Dublino e Tallinn. Colpa delle idee molto rigide delle autorità di Bruxelles e dei patti di stabilità stretti in precedenza.

Negli Stati come Italia, Belgio e Francia i cittadini e gli imprenditori più intraprendenti fuggono via, anziché fare affari. Qualche giorno fa la Commissione europea ha pubblicato i dettagli di una nuova inquietante direttiva fiscale che creerà un sistema fiscale paneuropeo, completo di nuovo codice fiscale unico per tutti i cittadini e le società europei.

Nemmeno gli Stati Uniti hanno un sistema fiscale così omologato come quello che Bruxelles vuole mettere a punto. La proposta ha l’obiettivo di equilibrare i livelli di carico fiscale (in pratica si tratta di incrementare le tasse) tra le aeree al suo interno, per evitare proprio casi anti concorrenziali come quello dell’Irlanda dove la corporate tax non è ritenuta abbastanza alta e quindi per certi versi sleale nei confronti degli altri Stati membri.

Alcuni paesi del blocco della moneta unica sono accusati di distorcere la sana competitività in Europa, garantendo a chi fa affari con loro un trattamento fiscale di favore. Ma perché invece di alzare le tasse in questi Stati, si chiede retoricamente l’opinionista Simon Black sul blog SovereignMan, non fanno tutti come l’Irlanda e l’Estonia?

Quindi la geniale soluzione degli eurocrati sarebbe quella di penalizzare tutti i paesi che rendono attraente il continente europeo, anziché lasciare invece che paesi come il Belgio e la Francia – due dove la pressione fiscale è molto elevata – trovino un modo per attirare le aziende.

Oltra a comportare un innalzamento delle tasse, la direttiva che verrà introdotta renderà l’Europa un unico Grande Fratello fiscale, attaccando chiunque vorrà intraprendere azioni legali per ridurre i propri debiti e persino minaccia di colpire le imprese che cercheranno di abbandonare l’Europa. Black paragona questo nuova struttura fiscale a “un ritorno al sistema feudale“.

In Belgio l’Iva è al 21%, le società sono soggette a una corporate tax del 30%, più un’imposta addizionale del 3% per la “crisi” e una cosiddetta “tassa di giustizia” del 5%. In totale le entrate fiscali sono pari al 45% del Pil Ciò significa che il governo si “mangia” quasi la metà di quanto prodotto economicamente. La cifra è enorme ma non è astronomica come quella di paesi come Francia e Danimarca, dove la pressione fiscale è ancora più elevata.

Fonte: SovereignMan