FIORANI RIVELA: AVEVO INCONTRATO BERLUSCONI

14 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «M’incontrai con Silvio Berlusconi in diverse occasioni. Almeno una in pubblico e un’altra in Sardegna per parlargli dei nostri progetti…». Nella saletta interrogatori di San Vittore, in uno dei primi confronti dopo il suo arresto, Gianpiero Fiorani parla dei suoi rapporti con il mondo politico. E a una precisa domanda dei pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, scaturita in seguito alla lettura di diverse intercettazioni, l’ex amministratore delegato della Popolare di Lodi, risponde confermando di aver informato, l’estate scorsa, anche il presidente del Consiglio dei suoi progetti di espansione finanziaria. Nessun rilievo penale, come direbbe lo stesso Silvio Berlusconi a proposito dei rapporti tra i politici e i protagonisti delle scalate finanziarie estive, Antonveneta e Unipol.

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Ma in quanti erano a sapere delle manovre finanziarie poco limpide dei «furbetti del quartierino»? In tanti, quasi tutti. Perché se nei brogliacci delle intercettazioni risultano i rapporti telefonici, frequenti, tra il segretario dei Ds Piero Fassino e l’ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, è altrettanto vero che ad essere interessato da vicino alle sorti delle due banche oggetto dei desideri dei «furbetti del quartierino», era lo stesso presidente del Consiglio. Non solo perché uno dei suoi uomini di fiducia, Ubaldo Livolsi (ex amministratore delegato di Fininvest), era «l’advisor» di Ricucci per la scalata Rcs e Adriano Galliani lo ricorda allo stesso immobiliarista parlandone al telefono nel luglio scorso («Si, si… il grande presidente mi sembra che t’ha fatto un “assist” mica da poco, eh?…»).

O perché, ad esempio, dai capaci forzieri della Lodi risulta anche un fido di 4 milioni e 600 mila euro per Il Foglio di Giuliano Ferrara di cui la maggiore azionista è Veronica Lario, moglie del premier. Ma perché, come ha raccontato Gianpiero Fiorani nel suo primo lungo interrogatorio a San Vittore, lui stesso s’incontrò con Berlusconi per informarlo «dei nostri progetti». Del resto non è un mistero per nessuno che lo stesso Berlusconi, la famosa notte del 12 luglio scorso, quando Fazio annunciò a Fiorani che l’indomani avrebbe dato il via libera all’opa su Antonveneta, venne informato praticamente in diretta da Emilio Gnutti, che si trovava insieme a lui ad una cena elettorale vicino al lago di Garda di quanto stava accadendo.

È mezzanotte e dodici minuti del 12 luglio quando Antonio Fazio chiama al telefono Fiorani e lo avverte che Bankitalia ha dato il via libera alla scalata Antonveneta. Alle 0,20 Fiorani chiama Gnutti, che è a cena con il Cavaliere, e si raccomanda: «Riferisci al Presidente di chiamare il Number One», ovvero Fazio. Infine Gnutti chiama la moglie Ornella e racconta anche a lei: «Il Governatore ha firmato proprio un minuto fa» e continua: «Berlusconi è qui con me e ha parlato in diretta con Fiorani, gliel’ho passato io al telefono». Una cena per la quale, tra l’altro, si era assai preoccupato, guarda il caso, Piero Fassino.

In un’intercettazione di quel famoso 12 luglio tra Consorte e il suo vice Sacchetti, i due ne parlano apertamente: «Gianni – è scritto nei brogliacci della Finanza depositati agli atti – dice che l’ha chiamato Fassino e che gli ha detto che Abete è andato da Prodi e Fassino gli ha consigliato di sentirlo per tranquillizzarlo. Gianni dice che chiamerà Santagata che è il suo segretario (di Prodi, ndr) e gli dirà che se Prodi vuole spiegazioni, lui gliele darà. Gianni dice ancora – prosegue il rapporto – che Fassino era agitato anche perché Gnutti (che in quel momento era considerato un alleato essenziale per la scalata Bnl ndr) va alla cena per le elezioni di Berlusconi. Gianni dice che certamente lo chiamerà per vietarglielo». Ma non è finita: «Gianni (Consorte ndr) dice che Gianni Letta lo chiama perché non vuole che questi si mettano di traverso…».

Più avanti, sempre Consorte rivelerà a «Pierluigi» che «Letta ha chiamato Caltagirone e si è un po’ adirato perché voleva che lui ci fosse, perché l’operazione non sembrasse solo di sinistra…». Come Consorte, a capo del gruppo assicurativo delle Coop rosse, teneva informati «i suoi», in fondo Fiorani si muoveva specularmente sull’altro versante. E soprattutto «il cinghialone», come lo chiamavano nelle intercettazioni, ovvero l’ex Governatore della banca d’Italia, Antonio Fazio. Nello stesso interrogatorio davanti al gip Forleo e poi a San Vittore, Fiorani ha rivelato che durante tutto il periodo della fallita scalata Antonveneta informò Fazio dei passi compiuti dalla Popolare Italiana e dai suoi alleati fino al raggiungimento della maggioranza del capitale.

L’ex ad avrebbe riferito di aver fornito a Fazio anche l’elenco dei partecipanti alla scalata: nome e cognome, con il numero di azioni detenute da ciascuno. Una circostanza di cui si è parlato anche nell’ultimo incontro tra le procure di Roma e Milano e che potrebbe far scattare per l’ex governatore una nuova ipotesi di reato di concorso in aggiotaggio.

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