FINMEK,
ULTIMA CHIAMATA

16 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Doveva essere il nuovo polo tecnologico italiano. Adesso, se le cose andranno bene, saranno i russi a costruirlo. Sulle ceneri di quello che rimane della Finmek di Carlo Fulchir, l’imprenditore friulano che nel 1999, partendo da Ivrea, dalla Olivetti Pc, si era messo in testa di «salvare» l’elettronica Made in Italy, salvo lasciare, dopo quattro anni, un buco da oltre un miliardo di euro e quasi tre mila persone senza lavoro.

Con INSIDER puoi guadagnare in un mese piu’ del tuo stipendio di un anno. Clicca sul
link INSIDER

Sull’avventura di Fulchir la Procura di Padova ha aperto un’inchiesta iscrivendo nel registro degli indagati 14 persone . Per il gruppo nel frattempo si è aperto il paracadute dell’amministrazione straordinaria. E le speranze di sopravvivenza ora sono legate a un progetto che coinvolge la russa Afk e Sviluppo Italia. Il giorno della verità è vicino. Il 25 maggio il commissario, Gianluca Vidal, volerà a Mosca per incontrare i manager della Afk e ottenere una risposta al piano a cui ha lavorato in questi mesi insieme ai tecnici del gruppo che fa capo Vladimir Evtushenkov.

I russi devono dare una risposta definitiva. Dire, in sostanza, se l’impegno preso a febbraio con Vidal e Sviluppo Italia per rilanciare Finmek, diventerà concreto. Il commissario spera di ottenere una conferma e il via libera al piano che coinvolge quattro stabilimenti, Santa Maria Capua Vetere, in Campania, Pagani (Salerno), L’Aquila e Padova, dove lavora oltre la metà dei dipendenti della Finmek, che facendo perno sul know how industriale di Finmek e sulla ricerca potrebbe salvare il gruppo. Il passo successivo sarebbe la costituzione di un newco partecipata per il 51% da Afk, per il 30% della società pubblica guidata da Ferruccio Ferranti e da Finmek. Il gruppo russo, 7 miliardi di dollari di fatturato, ha la forza finanziaria per rilanciare il polo dell’informatica. Per Finmek sarebbe il «salvataggio dei salvataggi».

Sulle vicende della Finmek leggere anche il testo integrale della puntata di Report GLI AFFOSSATORI a cura di Stefania Rimini, andata in onda su Rai 3 Domenica 14 Maggio alle 21.30

Il gruppo di Fulchir era nato infatti per salvare le aziende italiane che le grandi multinazionali come Ericsson, Siemens, Abb, Texas Instruments, avevano deciso di abbandonare dopo la crisi dell’elettronica. Un progetto sostenuto con i soldi pubblici destinati allo sviluppo nelle aree del Sud, e con finanziamenti bancari finiti anche sul mercato, come il bond da 150 milioni collocato da Caboto andato in default. Alla fine il piano di Fulchir si è rivelato solo un castello di carte, messo in piedi con una girandola di operazioni (i magistrati hanno esaminato oltre 450 mila scritture contabili), cessioni di rami d’azienda, prestiti infragruppo, consulenze milionarie a società offshore e conti in svizzera. Che hanno prodotto un buco di oltre un miliardo, una mezza dozzina di stabilimenti semideserti e un’inchiesta per bancarotta.

Copyright © Corriere della Sera per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved