Finmeccanica: “soldi in nero e appalti truccati”

27 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Soldi «in nero» ricavati con le sovrafatturazioni che servivano a finanziare la politica. Milioni di euro elargiti a parlamentari e manager grazie ai costi gonfiati degli appalti. Imprese «amiche» che dovevano vincere le gare, segnalate dagli stessi manager, ma anche dagli alti dirigenti dei ministeri coinvolti nei progetti. Sono soltanto alcune delle rivelazioni messe a verbale da Sabatino Stornelli, l’ex amministratore della «Selex service management» controllata da Finmeccanica, arrestato la primavera scorsa nell’ambito dell’inchiesta sul sistema di monitoraggio dei rifiuti, e di suo fratello Maurizio.

E adesso le verifiche dei magistrati di Napoli e Roma si concentrano sui nomi e sulle circostanze contenute nei verbali che entrambi hanno riempito in questi mesi. Un lavoro effettuato in piena collaborazione tra i due ufficiali giudiziari, che avrebbe già consentito di trovare riscontro rispetto ad alcuni fatti narrati. E nei prossimi giorni potrebbe portare a nuovi e clamorosi sviluppi.

È il 18 aprile quando i due fratelli finiscono in carcere con l’accusa di corruzione, sospettati di aver gestito il giro di tangenti pagate per il Sistri, sistema satellitare di tracciabilità dei rifiuti costato oltre 400 milioni di euro e mai entrato in funzione. Gli uomini della Guardia di Finanza di Napoli guidati dal colonnello Nicola Altieri ricostruiscono il percorso dei soldi, individuano le aziende beneficiate da lavori in subappalto dal valore di milioni di euro che in realtà non hanno mai rispettato i contratti, identificano la «rete» dei funzionari di Stato che avrebbe consentito di snellire le procedure aggirando i controlli.

Qualche settimana dopo Sabatino e Maurizio Stornelli accettano di rispondere alle domande dei pubblici ministeri. Rivelano quali ditte abbiano accettato la sovrafatturazione per creare le provviste illecite e tra gli altri indicano «le società che fanno capo a Nicola Lobriglio». Indicano i nomi dei politici destinatari delle tangenti e forniscono elementi e dettagli per consentire agli inquirenti di far scattare gli accertamenti sull’effettivo passaggio di denaro. E svelano come «per l’affare Sistri c’era l’interesse della “Gsp Holding” gestita da Giovanni Sabetti che in realtà è un uomo legato al senatore Sergio De Gregorio».

Una delle aziende maggiormente tenute in considerazione in questo sistema di assegnazione delle commesse è, secondo gli Stornelli, la Italgo di Anselmo Galbusera. «La videosorveglianza delle discariche – si legge in uno dei nuovi verbali – è stata subappaltata ad una società di Elsag Datamat gestita da Francesco Subbioni che a sua volta l’ha affidata ad Anselmo Galbusera con la Italgo. Italgo mi venne imposta da Lorenzo Borgogni e Luigi Bisignani. La società è gestita da Galbusera che fa capo a Bisignani».

Esattamente lo stesso schema utilizzato, secondo l’accusa, nel 2010 per l’assegnazione dell’appalto sulla sicurezza delle comunicazioni di palazzo Chigi: la Italgo associata alla Selex service Management, grazie alla mediazione di Bisignani, se lo sarebbe aggiudicato illecitamente in cambio di favori al capo dipartimento della Presidenza del Consiglio, il generale Antonio Ragusa. In particolare «l’assunzione del figlio in Finmeccanica e la concessione di alcuni subappalti a ditte che a lui facevano capo».

Tra le società che compaiono nell’indagine c’è anche la Micheli Associati spa che fa capo al finanziere Francesco Micheli, attuale vicepresidente dell’Abi. L’azienda figura infatti tra i soci della Italgo e secondo l’ex presidente del Poligrafico Roberto Mazzei, che di Bisignani è stato socio e amico, «Micheli è molto legato a Bisignani ed è socio di maggioranza di Italgo».

Altro capitolo che i magistrati stanno esplorando riguarda la gestione degli appalti da parte del Ministero dell’Ambiente. Secondo Stornelli alcune ditte da far lavorare «mi furono imposte dal direttore generale Luigi Pelaggi», già comparso anche nell’inchiesta sull’Ilva per i suoi rapporti con la famiglia. Anche su questo il manager ha fornito nomi e circostanze che vengono adesso esaminate, soprattutto tenendo conto che il dicastero doveva essere il supervisore del progetto Sistri, assicurandone il funzionamento. Nel 2009 si decise che il sistema dovesse essere protetto apponendo il segreto di Stato. Ufficialmente il provvedimento doveva servire ad agevolare le procedure. In realtà il sospetto è che quel vincolo sia stato utilizzato per aggirare i controlli.

I fratelli Stornelli sono anche accusati di aver ottenuto a prezzi stracciati numerose case di Propaganda Fide. Affitti che in alcuni casi non raggiungevano gli 80 euro mensili per dimore da sogno nei quartieri più esclusivi di Roma che erano stati assegnati a loro oppure a alle loro amanti. Ma su questo non hanno voluto fornire alcun elemento avvalendosi della facoltà di non rispondere.

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