Finmeccanica nei guai, soldi ai partiti

21 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano- Finmeccanica, dopo l’ultima inchiesta Enav, e’ ancora sotto pressione in Borsa. In avvio di seduta cede il 3,55% a 3,1 euro.

“Io escludo di aver mai dato autorizzazioni del genere e non ne sono mai venuto a conoscenza”. Così il presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini in un’intervista a Report su RaiTre, in cui esclude di aver mai saputo che da Finmeccanica siano partiti soldi verso i partiti.

Guarguaglini poi, a proposito dei membri del Cda di Finmeccanica che sarebbero “emanazione diretta” della politica si limita a dire: “le persone scelte sono tutte di ottimo livello”. Eppure secondo Report, l’ex capo delle relazioni istituzionali di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni che oggi si è autosospeso, ai magistrati avrebbe raccontato come funzionerebbe il sistema delle nomine del Cda: Nicola Squillace sarebbe espressione dell’ex ministro della difesa La Russa, Pier Giorgio Alberti dell’ex ministro Scajola, Franco Bonferroni dell’Udc e Dario Galli della Lega Nord.

“Sono convinto che in quella cena non abbiano parlato di ciò che mi riguarda perché secondo me il ministro Tremonti non aveva nessuna necessità. Comunque la mia stima nei confronti di Capaldo e di Tremonti è rimasta quella che era”. Così il presidente di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini in un’intervista a Report su RaiTre parla del pranzo tra il procuratore Capaldo, che indagava su Finmeccanica, il ministro Tremonti e Marco Milanese che, secondo quanto asserito nel corso della trasmissione, premeva per mettere al posto di Guarguaglini, alla presidenza di Finmeccanica, Flavio Cattaneo. Per quanto riguarda Marco Milanese invece, Guarguaglini si augura che il parlamentare del Pdl “dimostri che tutta questa è fuffa e sono chiacchiere, altrimenti mi dispiacerebbe molto”.

Domenica di colpi di scena per la vicenda legata agli appaltiEnav. Il Presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini ha convocato con la massima urgenza un cda della società e analoga decisione ha preso per domani la moglie Marina Grossi per la Selex sistemi integrati, società da lei guidata, “al fine di adottare le necessarie determinazioni nell’interesse della Società e dei suoi dipendenti, clienti e fornitori”. Lorenzo Borgogni, direttore delle relazioni esterne del grupposi è autosospeso.

INCHIESTA ENAV: NEGLI OMISSIS RAPPORTI MANAGER-POLITICA ROMA – Mazzette a pubblici ufficiali ”per il compimento di atti contrari ai doveri del loro ufficio”; false fatturazioni per milioni che consentono di evadere le tasse e creare fondi neri per soddisfare gli appetiti dei politici di riferimento; un sistema che si autoalimenta nella ”consapevolezza dell’illegalita”’. Dopo aver dato un’accelerazione nell’inchiesta sugli appalti Enav, con l’arresto dell’Ad Guido Puglisi, del direttore commerciale di Selex Manlio Fiore e del commercialista Marco Iannilli (che saranno probabilmente sentiti dal gip martedi’), i magistrati della procura di Roma puntano dritti al secondo livello dell’indagine, quello che chiama in causa direttamente la galassia di Finmeccanica, i suoi vertici e i suoi referenti politici. Alcuni, forse, gia’ individuati e i cui nomi sarebbero coperti da omissis nelle carte processuali. Perche’ di una cosa a piazzale Clodio sono convinti: il sistema messo in piedi – fatture false per creare fondi neri – non riguarda soltanto l’Enav e non riguarda solo i personaggi finiti in carcere.

Non a caso, la prima mossa della procura sara’ l’impugnazione davanti al Tribunale del Riesame del rigetto da parte del Gip Anna Maria Fattori della richiesta d’arresto per Lorenzo Borgogni, direttore delle relazioni esterne di Finmeccanica che nel frattempo si e’ autosospeso dall’incarico ”in attesa che sia fatta piena luce”, pur ”nella certezza – afferma – di aver operato legalmente”. A Borgogni, indagato per finanziamento illecito ai partiti, i pm contestano al momento soltanto l’episodio della vendita della barca dell’ex braccio destro di Tremonti Marco Milanese. Il suo coinvolgimento, pero’, secondo il gip non e’ provato. Ma il dirigente di Finmeccanica, secondo i magistrati, potrebbe fornire elementi ben piu’ interessanti, relativi in particolare ai rapporti tra politici e aziende di Stato. Tra l’altro e’ stato proprio lui, in un’interrogatorio davanti ai pm di Napoli che indagavano sulla P4, a spiegare certi meccanismi. ”I membri del Cda di Finmeccanica – ha rivelato – provengono formalmente” dal ministero del Tesoro, ma in realta’ ”sono il prodotto di una mediazione politica all’interno delle componenti della maggioranza di governo dove il tavolo di compensazione e’ a palazzo Chigi e dove confluiscono le richieste dei ministeri di riferimento, come Difesa e Sviluppo Economico”.

L’obiettivo dei pm e’ dunque quello di capire se dietro questa ‘compensazione’ vi sia soltanto una spartizione politica delle cariche o si nascondano mazzette e tangenti. A Borgogni i magistrati napoletani hanno trovato anche uno ‘schema’ di questa suddivisione: due foglietti in cui nel primo ci sono i nomi di alcune aziende controllate da Finmeccanica e la dicitura ‘Rinnovo Cda’ e ‘Rinnovo Cs’ e nel secondo i nomi di alcuni politici di riferimento: ”Giorgetti, Milanese, Romani (Guerrera), Fortunato, Galli, Squillace per La Russa”. Di Borgogni ha parlato anche Lorenzo Cola, l’ex ”consulente globale” di Finmeccanica condannato per l’affare Digint (una societa’ ritenuta dagli inquirenti una scatola vuota per creare fondi neri) a 3 anni e 4 mesi. Ai magistrati Cola ha raccontato sostanzialmente due cose: che il ”meccanismo delle sovrafatturazioni era consolidato da tempo e serviva per creare fondi neri dai quali si attingevano soldi per manager e politici” e che ”il lavoro di Borgogni” era proprio quello di ”tenere i rapporti con i politici che avevano rapporti con le societa’ del gruppo”. Tanto che in un’occasione fu lui stesso a portare 250mila euro a Borgogni che ”servivano per pagare i vertici dell’Enav”. Dunque l’episodio del tesoriere dell’Udc Giuseppe Naro (anche lui indagato) che secondo i pm riceve 200mila euro dall’imprenditore Tommaso Di Lernia per conto di Pugliesi, non e’ isolato.

Nei verbali di Cola a cui il gip Anna Maria Fattori fa riferimento nell’ordinanza di arresto per Pugliesi, inoltre, ci sono diversi ‘omissis’: significa che i pm hanno ritenuto opportuno, allo stato delle indagini, non rivelare tutto quello che ha detto l’ex consulente e proseguire con gli accertamenti su Finmeccanica e sulle societa’ del gruppo. E non e’ escluso che proprio in quei verbali vi siano gli elementi che sono alla base di quello che il Gip definisce un ”sistema che seleziona i componenti degli organi di societa’ direttamente o indirettamente riferibili allo Stato e i loro interlocutori commerciali in base al criterio della loro disponibilita’ a farne parte nella consapevolezza dell’illegalita’ che quello pratica”. In sostanza, ci si trova di fronte ad un sistema composto da organi di vertice societari ed esponenti politici in cui l’interesse dei primi, e cioe’ ”la conferma nella nomina dirigenziale”, ”avra’ ragionevole aspettativa di essere conseguito nella misura in cui essi (organi societari) sapranno far confluire ai secondi (esponenti politici) almeno una parte della illecita’ liquidita’ monetaria che il sistema deve generare per mantenere se stesso”.