FININVEST S’ACCONCIA NELL’UNICA BANCA NON COMUNISTA

17 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Qualche mese fa aveva invitato gli italiani a riflettere sul fatto che «tutte le banche italiane, ad eccezione di Capitalia, sono attualmente in mano alla sinistra». Al premier, in sostanza, era giunta notizia che molti numeri uno delle banche si erano recati alle urne per votare per le primarie del centro sinistra. Ma col senno di poi anche l’elogio a Capitalia non fu affatto casuale. Perché – forse per cementarne la “decomunistizzazione” – il Cav ha impresso proprio in quelle settimane un’accelerazione al suo personalissimo risikino bancario sull’istituto di Cesare Geronzi.

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Fininvest, la sua holding di famiglia, ha iniziato ad accrescere la sua presenza nell’azionariato dell’istituto romano e a puntare all’ingresso nel Patto di sindacato. Che è andato in porto, all’indomani della fusione di Capitalia con Fineco e Mcc, già a dicembre, con la quota dello 0,4% conferito dai titoli Mcc. Lo stesso giorno la Fondiaria-Sai di Ligresti ha annunciato l’impegno a voler salire dal 2,99% di allora al 3,5%. E ieri è andato in scena il terzo atto del risikino come direbbero i melomani, con l’assorbimento di Fininvest nel Patto con l’1% della sua partecipazione. Il che significa che un consigliere della holding del presidente del Consiglio entrerà per la prima volta nel board di una grande banca italiana. Pasquale Cannatelli prenderà infatti il posto di Antonio Belloni, rappresentante di Toro (che ha diluito ieri la propria partecipazione all’1,01%).

Insomma, come ampiamente previsto e come reso noto al termine della riunione, le azioni sindacate nel patto di Capitalia salgono così al 31,1%. E la quota in mano ai soci stabili dell’istituto romano è destinata a salire ancora: Fondiaria Sai ha ribadito l’intenzione di aumentare la sua quota dal 3,13% all’annunciato 3,50%. Il capitale sindacato nel patto si assesterà così al 31,47%.

Mentre ieri è andata in scena dunque una riunione dagli esiti ampiamente programmati ma comunque importanti, restano alcuni grandi punti interrogativi sul futuro. Il primo e il più importante, anche per i futuri assetti dell’istituto capitolino, riguarda la prevista uscita ad ottobre di Abn Amro dal capitale. Attualmente la banca olandese detiene il 7,7% di Capitalia e alla scadenza della clausola di way-out, molti scommettono sul disimpegno (del resto è quello che aveva annunciato «probabile» lo stesso presidente del gruppo, Rijkman Groenink, ad ottobre). Recentemente, una volta andata in porto la faticosissima opa su Antonveneta, qualcuno ha cominciato a nutrire dubbi sulla volontà di Abn Amro di voler uscire dalla banca presieduta da Geronzi e alcuni giornali hanno scritto che Groenink potrebbe chiedere una proroga sulla data di uscita.

In ogni caso, l’eventuale addio degli olandesi porrebbe un domani il problema delle quote detenute dal Patto, che con l’addio dell’attuale primo azionista scenderebbero sotto il 25% (va ricordata qui anche l’intenzione annunciata da Pirelli di ridurre la propria quota, attualmente all’1,9%). Chi rileverà quelle quote? Negli ultimi giorni sono ripartiti gli scenari del risiko, come di consueto. Una tesi è che Mediolanum, controllata da Fininvest, possa essere interessata a un’integrazione con Capitalia, dando luogo così a un grande polo di bancassurance, di fatto.

Un’altra, rivelata ieri dall’agenzia IlSole24Ore Radiocor, dà per certo un interessamento di Banca Intesa a una fusione con Capitalia, che garantirebbe la nascita di un campione nazionale tranquillamente in grado di sfidare i competitor stranieri che stanno notoriamente “annusando” il redditizio mercato bancario italiano, dopo l’uscita di scena di Fazio. Com’è noto, Banca Intesa ha approfittato subito dell’aria nuova che tira sui mercati finanziari, anche grazie alle nuove regole della riforma del risparmio, per muovere su Monte dei Paschi ma ha dovuto scontrarsi al solito con la diffidenza della Fondazione di Mussari, blindata al 49% della proprietà. Si è dovuta scontrare insomma con l’ormai proverbiale riluttanza a uscire dalle mura della città della banca senese. Ma la banca di Bazoli, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa, continua a puntare sulla Grande Banca Italiana e ha virato subito su Capitalia.

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