FINI NON SCHERZA, AN PUO’ USCIRE DAL GOVERNO

9 Ottobre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Domenico Fisichella, una delle voci più autorevoli di Alleanza nazionale, sostiene che la proposta di Gianfranco Fini sul voto agli immigrati potrebbe avere sorprendenti sbocchi politici. Dice il vicepresidente del Senato: «Quella di Fini è una sfida molto importante, rivolta al suo partito e a tutta la coalizione di centrodestra».

Cominciamo dal partito: «Fini ha capito una cosa e cioè che nei prossimi appuntamenti elettorali, europee e amministrative del 2004, potrebbe esserci una nuova battuta d’arresto, dopo le sconfitte di Roma, Brescia e Friuli Venezia Giulia, sia per An, sia per la Casa delle libertà. A quel punto, in caso di tracollo, tutto il partito gli salterà addosso in maniera brusca, non voglio dire implacabile. Ecco, Fini vuole prevenire quest’azione del partito e così trasferisce il confronto su un terreno più difficile e delicato ma che gli può aprire prospettive politiche ed elettorali più interessanti».

Di conseguenza, se il vicepremier andrà avanti di questo passo, dimostrando che non si tratta di un gioco delle parti, e che la sua proposta non sarà annacquata e ridimensionata da una serie di equilibri al ribasso, allora la sorpresa potrebbe essere dietro l’angolo. Una sorpresa che riguarda An e tutta la coalizione. Ma prima c’è una premessa fondamentale: «Alla vigilia delle elezioni del 2001, dissi a Gianfranco che nella presente legislatura se noi avessimo voluto tenere fede a certe prospettive fondanti avremmo dovuto affrontare sfide lancinanti nel centrodestra. Le contraddizioni di oggi confermano che la mia previsione era giusta e mi riesce difficile, a questo punto, immaginare un cammino pacifico della maggioranza sulle riforme, sulla devolution, sulla Finanziaria».

Detto questo, Fisichella svela quale sorpresa potrebbe comportare la svolta di Fini sugli immigrati: «Il carattere della proposta di Fini non è tattico, ma strategico. Non solo non escludo una crisi di governo, ma ci potrebbe essere qualcuno che uscirà dall’esecutivo. E quel qualcuno potrebbe essere An, non la Lega. Per questo motivo, la reazione interna più forte contro Fini è venuta da quei settori del partito più vicini a Forza Italia, come Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Alleanza nazionale uscirebbe, però, dal governo, non dalla Casa delle libertà. L’appoggio esterno a un nuovo governo Berlusconi verrebbe in ogni caso garantito».

La tesi di Fisichella trova sostegno nei primi due anni e mezzo di legislatura, non particolarmente esaltanti per An: «Sinora Fini ha svolto un ruolo di mediazione silenziosa, che quasi mai ha avuto il vantaggio di far crescere la destra. Anzi, questa regressione meramente tattica non ha fatto altro che indebolire il partito. Adesso tenta il recupero mettendo in gioco tutta la sua autorevolezza. Ripeto, gli appuntamenti elettorali del prossimo anno sono decisivi e le strade sono due.

O Fini continua a rimanere schiacciato e a quel punto un esito non positivo per il centrodestra significherà una pesante sconfitta per An. Oppure, sempre in previsione di un risultato negativo per la maggioranza, An eviterà di essere schiacciata grazie a un ruolo autonomo e non completamente vincolato al centrodestra». Ruolo che il vicepresidente del Senato caratterizza in questo modo: «Da un lato, An si presenterà agli elettori rivendicando posizioni tradizionali come quella sulla droga; dall’altro, con aperture come quella sugli immigrati potrebbe raccogliere molto anche all’interno della stessa Casa delle libertà, perché se ben illustrata e sostenuta politicamente è una proposta che apre prospettive molto interessanti».

E qui, Fisichella, affronta i contenuti della questione sollevata da Fini nel centrodestra: «Il voto agli immigrati è una cosa che è parte della cultura della migliore destra, quella che ha senso cristiano dell’esistenza, che ha una considerazione alta dei valori di libertà, che sa guardare all’Europa non come a una fortezza ma a una realtà capace di accogliere tutti». Di una destra, continua Fisichella, «che rispetta la pace, che tende ad attenuare la conflittualità sociale, evitando esclusioni pesanti» e infine, di una destra «gradualista, perché la proposta di Fini riguarda il voto amministrativo, soprattutto a livello comunale, e riguarda stranieri che risiedono regolarmente in Italia, che lavorano, che versano i contributi e che rispettano le leggi».

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