FINE DEL SOGNO AMERICANO?

19 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – In una America partigiana, nella quale tutto è divenuto motivo di critica e controversia, un’unica cosa rimaneva sacrosanta: il Sogno Americano – l’idea che chiunque, indipendentemente dalla condizione alla nascita, possa fare ciò che vuole della propria vita, con la forza della disciplina, della determinazione, del duro lavoro. Il Sogno Americano unisce gli americani, al di là delle divisioni etniche e di classe e dà comune obiettivo e senso allo stile di vita americano.

Il problema è: un terzo degli americani, in base a un recente sondaggio nazionale, non crede più nel Sogno Americano. Alcuni hanno perso fiducia perché hanno lavorato duramente tutta la vita, solo per trovarsi infine disperati e senza più tempo davanti. Altri mettono in discussione il sogno stesso, sostenendo che sottolinearne il principio è diventato sempre meno rilevante in un mondo sempre più interdipendente e interconnesso. Per la prima volta, il Sogno Americano non serve più per unificare il popolo americano.

Un nuovo Sogno Europeo, nel frattempo, sta cominciando a catturare l’immaginazione mondiale. Questo sogno ora è stato codificato sotto forma di una costituzione europea, e gli europei stanno ora dibattendo sul se ratificarne i contenuti e accettarne i valori come centrali per la nuova Europa. La visione europea del futuro avrà grande risonanza – una sorta di inversione di tendenza rispetto a quanto occorso 200 anni fa, quando milioni di europei guardavano all’America in cerca di una visione diversa e nuova.

Venticinque nazioni, rappresentanti 455 milioni di persone, si sono unite insieme per generare “gli Stati Uniti” di Europa. Come gli Stati Uniti d’America, questa entità politica tanto vasta ha il proprio mito, che gli dà legittimità e forza. Anche se ancora adolescente, il Sogno Europeo è la prima visione delle cose transnazionale, molto più adeguata alla prossima fase del viaggio umano sul pianeta. Gli europei stanno cominciando ad adottare una nuova coscienza globale, che si estende al di là dei confini degli stati, e che li rende molto più adeguati in un mondo sempre più interconnesso.

Gli Americani sono soliti pensare al loro paese come al più riuscito sulla Terra. Non è più così: l’Unione Europea è cresciuta sino a diventare la terza più grande istituzione con un unico governo al mondo. Benché il suo territorio sia la metà di quello degli Usa, i suoi 10.500 miliardi di dollari di PIL eclissano quello statunitense, rendendola la più grande economia del mondo. La UE è già il maggior esportatore e il principale mercato commercale del pianeta. Sessantuno delle 140 maggiori aziende, in base a Global Fortune, sono europee; solo 50 sono statunitensi.

Più rivelatore, però, è il confronto tra le due qualità della vita. Nella UE, ad esempio, ci sono 322 medici ogni 100.000 abitanti, negli Usa 279. Gli Stati Uniti sono 26esimi tra i paesi industrializzati per quanto riguarda la mortalità infantile, ben al di sotto della UE. La vita media nei 15 paesi UE più sviluppati è ora di 78,2 anni, contro i 76,9 degli Stati Uniti.

Per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza – un’unità di misura fondamentale per stabilire l’abilità di un paese nel manovrare le promesse di benessere – gli Usa si trovano al 24esimo posto tra i paesi industrializzati. Tutti 18 i paesi europei più sviluppati hanno di gran lunga meno disuguaglianze tra ricchi e poveri. Ci sono ora molti più poveri che vivono negli Usa che nei 16 paesi europei per i quali il dato è disponibile.

L’America è anche un paese molto più pericoloso: il tasso di omicidi negli Usa è quattro volte maggiore che nella UE. Ancor più preoccupante, il tasso di omicidi di bambini, i suicidi, le morti correlate al possesso di armi da fuoco, negli Usa superano di gran lunga quelli degli altri 25 paesi più ricchi. Anche se gli Stati Uniti hanno solo il 4% della popolazione mondiale, hanno un quarto degli incarcerati del mondo.

Gli europei dicono spesso che gli americani “vivono per lavorare” mentre loro “lavorano per vivere”. Il tempo medio di vacanze pagate, ora, in Europa è di 6 settimane ogni anno. Per contro gli americani hanno solo due settimane. Per ciò che si ritiene che serva a rendere uno stile di vita migliore, l’Europa sta superando gli Usa.

Il contrasto più netto tra il Sogno Europeo e il Sogno Americano sta nella definizione di libertà personale. Per gli americani, la libertà è stata lungamente associata all’autonomia; più ricchezza uno raccoglie, più indipendente è. La libertà la si acquista con la fiducia in se stessi, diventando un’isola. Con la ricchezza si guadagna l’esclusivismo e con l’esclusivismo la sicurezza.

Per gli europei la libertà non è l’autonomia ma qualcosa da ricercarsi nella comunità. E’ appartenere, non possedere.

Il Sogno Americano enfatizza la crescita economica, la ricchezza personale e l’indipendenza. Il Sogno Europeo considera di più lo sviluppo sosteniblie, la qualità della vita e l’interdipendenza. Il Sogno Americano paga pegno alla sua discendenza dalla razza e dalla religione. Il Sogno Europeo, più attratto dal piacere, prende le mosse da un nucleo secolare. Il Sogno Americano dipende dall’assimilazione. Il Sogno Europeo, al contrario, si basa di più sulla conservazione delle identità culturali e da un mondo multiculturale.

Gli americani sono più disponibili a usare la forza militare per ciò che percepiamo come nostri interessi vitali. Gli europei sono più inclini alla diplomazia, all’assistenza economica per evitare i conflitti, alle operazioni di peacekeeping per mantenere l’ordine. Il Sogno Americano è profondamente individualista e non si cura del resto dell’umanità. Il Sogno Europeo è più integrato e, pertanto, più limitato nel suo essere dal benessere del pianeta.

Ciò non significa che l’Europa sia l’utopia. Gli europei sono diventati sempre più ostili nei confronti degli immigranti e di coloro che cercano asilo. L’antisemitismo è in aumento così come le discriminazioni contro gli islamici e contro le minoranze religiose. Mentre gli europei rimproverano gli Usa per avere una politica estera dalla pistola facile, hanno poi lasciato che le forze statunitensi salvaguardassero gli interessi e la sicurezza europee. E perfino i suoi sostenitori riconoscono che la macchina governativa di Bruxelles è un labirinto di tappe burocratiche, scollato dai cittadini che dovrebbe servire.

La questione, però, non è se gli europei stiano vivendo il loro sogno. Noi americani non abbiamo mai completamente vissuto il nostro. Ciò che importa è che una nuova generazione di europei sta creando una nuova visione, radicale, del futuro – migliore per adeguarsi ai cambiamenti dettate dall’interdipendenza crescente del mondo del 21esimo secolo.

Tradotto da Nuovi Mondi Media
Fonte: http://www.commondreams.org/views04/0817-08.htm’.