FINANZIARIA DI LOTTA E DI GOVERNO

22 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Paolo Madron e’ il Direttore di Panorama Economy.

(WSI) – Ma la Finanziaria è di destra o di sinistra? Bel dibattito, quello cui
ha dato corpo per primo Geminello Alvi sulle pagine del Corriere della
Sera. Bello, ma un tantino ozioso e viziato nella premessa, visto che
nell’era dei jeans a vita bassa (ma era così anche in quella della vita
alta) è sommamente difficile stabilire cosa è di destra e cosa di
sinistra.

Mi hanno stupito però, partecipando a un vespiano Porta a
Porta sul tema, alcuni interventi dei rappresentanti dell’opposizione.
Più di tutti, la difesa a spada tratta del lavoro autonomo fatta da
Oliviero Diliberto. Il tema, per chi si fosse perso qualche puntata,
riguarda la revisione degli studi di settore proposta dal governo per
riaggiornare le tabelle dei redditi presunti.

Tabelle ferme, per alcune
categorie, al secolo scorso. Ebbene, nella mia ingenuità pensavo che un
provvedimento del genere fosse un cavallo di battaglia della sinistra. E
che dunque non potesse che incontrare il plauso di chi, come il
segretario dei Comunisti italiani, ha sempre giustamente biasimato la
propensione all’evasione fiscale da parte di alcune fasce delle libere
professioni. Invece, nelle sue parole, Diliberto ha bollato la revisione
come profondamente ingiusta, un atto che evocherebbe il terribile
spettro della minimum tax.

Ma ingiusta perché? A me invece sembrava una
piccola parziale consolazione per tutti quei lavoratori dipendenti che,
alla fatidica domanda «Con ricevuta o senza?», si sentono vittime
impotenti di un fastidioso ricatto.
Ma la sorpresa non finiva lì. Perché su un altro tema che io sbagliando
consideravo un cavallo di battaglia dell’opposizione estrema, la
revisione delle aliquote sulla tassazione della rendita finanziaria,
Diliberto mi ha stupito.

A parte che non si trattava di innalzamento, ma
di riequilibrio tra due aliquote (e a parte che il progetto è stato
subitamente cassato da molti esponenti della maggioranza che l’aveva
proposto), si è mai visto un comunista che invece di difendere a spada
tratta i già tartassati redditi da lavoro storce il naso di fronte
all’idea di colpire il plusvalore? Così è toccato a Nicola Rossi,
diessino liberal, scavalcare a sinistra Diliberto. «Naturale finanziare
gli sgravi fiscali per i redditi bassi» ha detto al Foglio «con
l’adeguamento dell’aliquota sulle rendite finanziarie».

Last but not least, e a voler essere polemici, ma perché mai anche un
tema come quello del taglio delle tasse non può rientrare nel patrimonio
della cultura di sinistra? C’è forse una qualità nel servizio reso dallo
Stato ai cittadini che giustifica la mano pesante del fisco? Il gioco
delle parti qui è talmente smaccato che qualche tempo fa ci furono degli
esponenti dell’opposizione che propugnarono addirittura un aumento delle
imposte. Naturalmente, si può discutere sull’efficacia dei tagli, e
soprattutto sui rischi di una loro sciagurata compensazione in seguito
alla devolution fiscale. Ma si può eccepire sul principio di uno Stato
che chiede troppo e spende male?

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