Finanziaria 2007: ecco tutte le novità fiscali

17 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

di Riccardo Sersale

La Finanziaria 2007, ai commi 74, 75 e 76 introduce importanti novità fiscali legate al trust.
Dalla legge 364/1992 con cui in Italia entrava in vigore la Convenzione dell’Aja, il trust, istituto tipico degli ordinamenti common law che permette di realizzare una segregazione a livello bilaterale del patrimonio, è stato oggetto di numerosi interventi giurisprudenziali e diverse interpretazioni alle vicende che per il suo naturale polimorfismo si verificano.
In mancanza di una specifica disciplina, il trust è stato trattato a volte secondo le disposizioni riguardanti le persone fisiche, ovvero gli enti non commerciali ovvero ancora le società. Il merito di definire in maniera netta il trattamento tributario dei trust è da attribuire al nuovo testo dell’art. 73 del Tuir, disposizione relativa ai soggetti passivi dell’Imposta sul reddito delle società come modificata appunto dalla Legge 296/2006, in cui compare per la prima volta il “soggetto” trust, entificato.
Dal novellato art. 73, appare anche sancita definitivamente la legittimità giuridica dei trust interni, già riconosciuti da circa cinquanta sentenze di tribunali italiani nel corso degli ultimi dieci anni.
Il trust, equiparato dal punto di vista del trattamento fiscale alle società, verrà assimilato agli enti non residenti se lo stesso ha residenza fiscale all’estero, ovvero agli enti commerciali e non commerciali residenti nel caso in cui l’oggetto esclusivo e principale sia o meno l’esercizio di attività commerciale.
È bene sottolineare che fiscalmente vengono disciplinati in maniera distinta i casi in cui nell’atto siano stati individuati o meno i beneficiari; nel primo caso il reddito del trust verrà attribuito ai soci secondo il principio e le modalità della trasparenza di cui agli artt. 115 e 116 del Tuir. Nel caso in cui invece la figura dei beneficiari non sia prevista nell’atto il reddito prodotto dal trust sarà tassato secondo l’aliquota Ires al 33%, ex art. 77 del Tuir.
La discriminazione tra tassazione in capo al trust e tassazione dei beneficiari dipenderà unicamente da presupposti di natura formale e cioè se nell’atto siano stati indicati dei beneficiari, non rilevando in alcun modo il fatto che gli stessi percepiscano reddito dal trust; basterà quindi la presenza di beneficiari risultante dall’atto di trust ed i redditi da questo prodotti saranno attribuiti loro per trasparenza, considerati come redditi di capitale ai sensi dell’art. 44 Dpr 917/86 e soggetti all’aliquota prevista per il proprio scaglione di reddito.
In ottemperanza a tali nuove disposizioni e come espressamente previsto dal nuovo testo dell’art. 13 del Dpr 600/73, anche esso modificato dalla Legge Finanziaria 2007 comma 76, derivano per il trust obblighi contabili.
Di qui l’obbligo di tenuta delle scritture di cui all’art. 14 Dpr 600/73 e in capo al trustee il dovere di tenere una regolare contabilità legata alle attività oggetto del contratto di trust, tenere aggiornati i libri giornale, i libri inventari, i registri Iva nonchè provvedere agli adempimenti ed obblighi dichiarativi ad esso connessi.
Le novità introdotte in materia però non semplificano tout court la disciplina tributaria dei trust, gli interventi legislativi esaminati, piuttosto, sembrano mossi da un intento antielusivo e mal convivono con la natura e gli scopi dell’istituto.
Considerata la complessità della materia nonchè l’universo delle fattispecie con il trust configurabili, si rimprovera al legislatore la frettolosa produzione di una norma quanto mai rigida e per tale motivo difficilmente adatta a regolare la vita dei trust. In tal senso le vie indicate dalla giurisprudenza e prassi negli ultimi anni, muovendo dall’analisi delle singole fattispecie, avevano ben individuato il trattamento tributario da riservare ai trust. La scelta quindi di affrontare caso per caso il profilo tributario applicabile al trust, piuttosto che dotarsi di una disciplina frammentaria, sembra tuttora più idonea a regolare l’istituto e meglio si adatta al carattere flessibile dello stesso.