FIAT VERSO LA SALVEZZA, MA A QUALE PREZZO?

29 Maggio 2002, di Redazione Wall Street Italia

Fiat si muove con sicurezza sul Mib30, dove il rialzo che ha messo a segno fin dall’avvio, la porta a essere il miglior titolo del Mib30 nonostante il momento difficile che sta attraversando il gruppo.

Il mercato torna a comprare dopo aver tirato un sospiro di sollievo alla notizia del raggiunto accordo con le banche creditrici.

L’accordo consiste nei seguenti punti.

1) Fiat riduce l’esposizione finanziaria netta da €6,6 miliardi a €3 miliardi entro fine anno;

2) Fiat si rende disponibile a cedere altri asset in caso di scostamento dagli obiettivi;

3) Le banche rilevano il 51% delle attività finanziarie di Fiat Auto;

4) Parte un finanziamento da €3 miliardi erogato dalle banche a garanzia di un eventuale aumento di capitale di pari importo da varare entro un triennio.

A parte questo, voci di mercato scommettono su:

a) una riduzione della partecipazione in Italenergia;

b) un cambio della guardia ai vertici del gruppo.

Italenergia. Fiat ha un pacchetto del 38,6% nella holding a cui fa capo Edison.

Vendere, magari il 15% a un’ipotetica cifra di €450 milioni calcolata ai valori dell’offerta su Montedison dello scorso anno, potrebbe essere per Fiat il modo per non consolidare il debito finanziario della nuova Edison che nascerà a novembre.

Fiat potrebbe vendere agli altri azionisti del consorzio, cioè Tassara (possiede il 20,01%), i francesi di EdF (18,03%), Banca di Roma (9,55%), Imi Investment (7,82%), IntesaBci (5,99%).

Fiat potrebbe anche pensare di ricomprare una volta riassestati i conti.

Secondo il finanziere Romain Zaleski, azionista di Italenergia con il 20%, EdF vuole crescere.

Ma gli occhi del mercato sono tutti su Fiat Auto, che il presidente onorario Gianni Agnelli difende a spada tratta, ma che è foriera di un forte debito.

È possibile, dice il Financial Times, che Ifi e Ifil, le cassaforti di casa Fiat, dismettano la loro partecipazione in Fiat Auto.

A questo proposito le parole pronunciate ieri dal presidente di Ifil Umberto Agnelli lascerebbero aperta la porta a questa soluzione.

Un eventuale disimpegno da Fiat Auto si aggiungerebbe alle dismissioni o al collocamento in borsa di cui si parla in questi giorni: Comau (macchine utensili), Teksid (acciaio e lavorazione dei metalli), Magneti Marelli (accessori), Ferrari, Sava e Fiat Avio (industria aeronautica e spaziale).

Questa fino a oggi era stata considerata strategica e valutata €2 miliardi.

Come riserva, Fiat potrebbe anche pensare di vendere la controllata Toro Assicurazioni, valutata €3,9 miliardi.

Cambio ai vertici. Secondo il Financial Times una delle conseguenze dell’accordo tra Fiat e le banche potrebbe essere un avvicendamento.

Scrive il FT: “gli investitori istituzionali e le banche creditrici di Fiat stanno preparando un’inesorabile riorganizzazione del top management per affrontare i problemi finanziari del maggiore gruppo industriale italiano”,

Secondo il quotidiano l’amministratore delegato Paolo Cantarella e molti altri manager sarebbero a rischio, ma non il presidente Paolo Fresco.

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