Fiat: scritte Br contro Sergio Marchionne

10 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) –Una scritta con la vernice rossa contro l’amministratore delegato della Fiat. E il lugubre simbolo delle Brigate rosse, una stella a cinque punte. La minaccia è apparsa su un grande manifesto pubblicitario nel centro di Torino. Il procuratore Caselli: nessun allarmismo, non è un ritorno agli anni di piombo
Una scritta contro Marchionne con la stella a cinque punte è stata tracciata, con vernice rossa, oggi, a Torino su un grande manifesto pubblicitario nel centro cittadino, sul cavalcavia di corso Sommellier. Altre scritte sono state tracciate, sempre con vernice rossa e sempre con la stella a cinque punte, su due manifesti pubblicitari vicini al primo. “Marchionne fottiti”, c’è scritto sul primo manifesto, mentre sugli altri due ci sono le scritte “Non siamo noi a dover diventare cinesi” e “ma i lavoratori cinesi a diventare come noi”.

Sul posto sono intervenuti gli investigatori della Digos che però tendono a escludere collegamenti, più o meno diretti, con presunte o sedicenti Brigate Rosse.

Per il Procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, “non ci sono, oggi come oggi, elementi concreti per temere il ritorno di una violenza organizzata come quella dei tristi anni di piombo. Inoltre sono convinto che i lavoratori e il sindacato, nonostante le difficoltà, sapranno mantenersi sui binari del confronto anche duro ma democratico. A Torino, ma non soltanto a Torino ci sono ovviamente difficoltà e problemi, ma coloro che sporcano la città con messaggi che vorrebbero evocare le Brigate Rosse, più che minacciosi sembrano stupidi”.

Secondo gli investigatori, si tratta di “una simbologia forte”, non così “inedita” neppure negli ultimi tempi, usata comunque per “alzare il tono” e per attirare la massima attenzione. D’altronde – rilevano – il dibattito sulla questione Fiat-Marchionne è a tinte forti anche a livello istituzionale, politico e televisivo, da non far meravigliare se alcune persone, magari anche tra i più giovani e comunque tra i cosiddetti antagonisti, cerchi di “calcare la mano”. Il livello di attenzione da parte della Digos e delle forze dell’ordine nel loro complesso – hanno riferito fonti investigative – è comunque alto, soprattutto in considerazione de fatto che siamo a pochi giorni dal referendum di giovedì e venerdì prossimi sull’accordo su Mirafiori.

Le reazioni Immediate le reazioni dopo l’episodio. Cgil e Fiom hanno espresso “la loro netta disapprovazione” per le scritte anti-Marchionne e hanno tenuto a ricordare “la loro netta condanna di ogni forma di violenza e di ogni forma di critica e di battaglia politica antidemocratica”.

Secondo i sindacati, riuniti nella sede della Cgil per l’incontro tra le due segreterie, con le scritte sui manifesti si ripete “un antico copione, come in un brutto déjà vu”. “Il momento è troppo delicato per dare spazio a provocazioni di qualsiasi natura e da qualsiasi parte provengano”, continuano i sindacati. Alla vigilia del referendum di Mirafiori, Cgil e Fiom invitano quindi tutti i lavoratori che saranno coinvolti nella scelta e l’opinione pubblica in generale “a non cadere in trappole mediatiche o peggio folcloristiche”.

Sull’episodio sono intervenuti anche esponenti del mondo politico. Il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, ha espresso “solidarietà a Sergio Marchionne” e ha detto che le scritte comparse sono “un atto grave che induce a non abbassare la guardia”. “Spero anche che tutti si responsabilizzino. Non bisogna lasciare spazio alle strumentalizzazioni – ha aggiunto Cota – . Oggi abbiamo bisogno di unità d’intenti per il rilancio del nostro sistema produttivo”.

“Quanto accaduto oggi a Torino è un atto gravissimo che deve essere condannato con forza”, ha detto Cesare Damiano, capogruppo del Pd in commissione lavoro.

“La sinistra italiana non riesce a schiodarsi dai fantasmi degli anni ’70 quando impiegò qualche anno prima di riconoscere che le brigate rosse erano rosse e terroristi assassini. Oggi ripete gli stessi errori – ha detto in una nota il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli – Non si può accusare marchionne di organizzare un referendum ‘ricatto’, o di fare ‘un’estorsione’ ai lavoratori e poi sorprendersi per le minacce che arrivano all’ad di Fiat e la ricomparsa della stella a cinque punte”.

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