Fiat, molta tensione a Melfi. Gli operai si presentano in fabbrica, l’azienda non li vuole

23 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

(aggiornato) – I tre operai licenziati dalla Fiat sono usciti dallo stabilimento, perché l’azienda, pur avendoli fatti entrare nella fabbrica, non gli ha dato il permesso di lavorare. “Ci volevano relegare in una stanzetta predisposta all’attività sindacale – hanno detto le tre tute blu – non dando piena attuazione alla sentenza del giudice del lavoro che aveva predisposto il nostro totale reintegro”. “La Fiat – ha detto il legale degli operai, l’avvocato Lina Gruosso – continua a mantenere un atteggiamento antisindacale. Il provvedimento emesso dal giudice – ha aggiunto Gruosso – prevedeva il reintegro totale dei lavoratori negli stessi ruoli e nelle medesime postazioni che avevano prima della sospensione. Continueremo – ha concluso – a portare avanti la nostra battaglia anche in sede legale”.

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Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli sono entrati nello stabilimento Fiat di Melfi ma non potranno svolgere attività lavorativa. Ai tre operai sarà impedito l’accesso alle postazioni nella catena di montaggio ma due dei tre lavoratori, delegati Fiom, potranno continuare a svolgere attività sindacale all’interno della fabbrica. Al momento stanno parlando con alcuni responsabili del personale alla presenza del loro avvocato, Lina Gruosso, e dell’ufficiale giudiziario, Francesco D’Arcangelo.

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Giornalisti, fotografi e cineoperatori sono, per il momento, i più numerosi davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat di Melfi dove al cambio del turno, intorno alle 13.30, si vedrà se sarà consentito l’accesso in fabbrica ai tre operai licenziati dall’azienda e reintegrati dal giudice del lavoro il 9 agosto scorso. Nei pressi dello stabilimento ci sono anche i carabinieri.

I tre lavoratori – Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli (i primi due sono delegati della Fiom) – sono già nei pressi della fabbrica, dove sono arrivati anche dirigenti della Fiom-Cgil che hanno annunciato un presidio e cercheranno di far valere la sentenza di reintegro dei tre operai, delle cui prestazioni professionali la Fiat ha deciso di “non avvalersi”, come ha comunicato loro direttamente, per telegramma, sabato scorso.

L’azienda ha precisato nella sua comunicazione di voler continuare a pagare i tre dipendenti fino alla definizione del proprio ricorso contro la sentenza di reintegro nel posto di lavoro e nelle mansioni dei tre dipendenti. L’udienza sul merito della vicenda è fissata per il 6 ottobre prossimo.

“Aspettiamo di rientrare al lavoro e speriamo che, alla fine, la Fiat, accetti la decisione del giudice”, ha detto Giovanni Barozzino, in attesa del cambio turno. Davanti allo stabilimento sono attesi anche i legali degli operai che dovrebbero essere accompagnati da un ufficiale giudiziario per far eseguire la sentenza di reintegro.
“Il nostro auspicio – ha detto Barozzino, parlando anche a nome degli altri due operai – è che tutto rientri presto nei canoni, ma le cose bisogna farle in due. Noi vogliamo solo tornare al lavoro e con il nostro lavoro meritarci lo stipendio”.

In un volantino che sarà distribuito davanti alla fabbrica, la Fiom chiede l’intervento del presidente della Repubblica e “di tutte le istituzioni democratiche” perché sia fatto rispettare “il principio costituzionale secondo cui la legge è uguale per tutti”. Sono presenti il segretario regionale lucano della Fiom, Emanuele De Nicola, il responsabile nazionale del settore auto della stessa Fiom, Enzo Masini, ed altri dirigenti regionali.

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I tre operai Fiat licenziati e reintegrati dal giudice di Melfi domani non resteranno a casa. Andranno a lavorare. Lo ha detto Giovanni Barozzino, uno dei tre lavoratori, ai microfoni di Sky Tg24. “Domani ci presentemo, lo hanno ordinato i giudici. Io alle 13.30 mi recherò allo stabilimento di Melfi insieme ai miei due compagni”, ha detto Barozzino che avverte: “chiameremo le forze dell’ordine” se non ci dovessero far entrare.

La Fiat ha chiesto ai tre lavoratori dello stabilimento di Melfi, licenziati nel luglio scorso e reintegrati dal giudice di lavoro, di non presentarsi in fabbrica alla riapertura dei cancelli domani. Il 6 ottobre sarà discusso il ricorso presentato dal Lingotto contro la decisione del giudice di Melfi.

Intanto la Fiom sta valutando con gli avvocati se ci sono gli estremi per un’azione penale ha detto il segretario regionale della Fiom Basilicata, Emanuele Di Nicola, poichè il giudice aveva deciso “per il reintegro immediato dei tre lavoratori”.

Domani dalle 12 ci sarà un presidio della Fiom davanti all’azienda, anche per “informare i lavoratori”, ha spiegato Di Nicola, sottolineando: “chiederemo che i lavoratori entrino come da ordinanza del giudice che è un giudice della Repubblica italiana. Marchionne non può pensare che le leggi dello Stato siano rispettate solo per fare profitto, ma devono essere rispettate anche quando di mezzo ci sono i lavoratori”.