FIAT: MARCHIONNE VOLA IN USA E I TITOLI IN BORSA

31 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

E’ partito il conto alla rovescia per siglare l’alleanza definitiva tra Fiat e Chrysler entro fine aprile, come l’amministrazione Usa ha invitato ieri a fare se la casa di Detroit vuole avere fino a 6 miliardi di finanziamenti pubblici dal governo e una speranza concreta di salvarsi. Dopo le parole di ieri del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la sera stessa l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, è volato a Detroit, mentre oggi il titolo è volato in Borsa, dove ha terminato con un +10,31% a 5,27 euro.


Il mercato, che alla vigilia aveva spinto in basso del 9,3% le quotazioni di Fiat in seguito alle prime notizie giunte da Oltreoceano sulla replica alle richieste avanzate da Gm e Chrysler, ha diametralmente corretto il tiro oggi che il quadro è più chiaro. Non solo l’amministrazione Obama non è ostile all’alleanza transoceanica, anzi l’ha praticamente pretesa, e in tempi stretti, quale condizione per aiutare il costruttore di Detroit. Tifa a favore del buon esito dell’accordo il premier italiano Silvio Berlusconi. “È certamente per tutti gli italiani un riconoscimento della modernità e dell’eccellenza di una nostra importante impresa”, ha detto Berlusconi commentando le parole di Obama sull’intesa Fiat-Chrysler. “Spero – ha aggiunto – che questo rapporto si concluda positivamente, anche con i finanziamenti necessari da parte dello Stato statunitense e che quindi noi si possa essere coprotagonisti del salvataggio di una grande impresa automobilistica la cui sparizione porterebbe alla perdita di troppi posti di lavoro che nemmeno una grande democrazia e economia come quella Usa può permettersi”.


In sostanza, va riempito di contenuti lo schema generale dell’accordo indicato nella lettera d’intenti non vincolante resa nota il 20 gennaio scorso. L’accordo deve essere implementato per avvicinarsi a un vero e proprio business plan. L’esigente e competente task force governativa Usa, da quel che trapela, vuole indicazioni in più e maggiori dettagli su tempi e modalità di commercializzazione dei nuovi modelli che saranno creati insieme dalle due case (Marchionne ha dichiarato settimana scorsa che la prima vettura comune potrebbe essere realtà già nel 2011) e su tempi e modi di rientro dei finanziamenti da concedere.


Nonché chiede alcuni ‘aggiustamenti’ rispetto alla lettera di intenti di gennaio, che prevede un’alleanza strategica globale tra Fiat, Chrysler e Cerberus Capital Management (l’azionista di maggioranza della casa americana) grazie alla quale il Lingotto avrà inizialmente il 35% del capitale della casa automobilistica americana a fronte del conferimento di prodotti, piattaforme e tecnologie per auto di piccole dimensioni e a basso impatto ambientale, senza alcun esborso in denaro. L’intesa consente inoltre al Gruppo Fiat e a Chrysler di trarre beneficio dalle rispettive reti commerciali e industriali e dai rispettivi fornitori globali, dando quindi possibilità a Fiat di sbarcare in tempi rapidi sul mercato Usa, dove intende portare l’Alfa Romeo e la Cinquecento.


Né da fonti Crhysler né da Torino trapela l’agenda dei prossimi appuntamenti. Ma di certo Marchionne si fermerà diversi giorni negli States, tra Detroit e Washington, per lavorare a ritmo serrato insieme al ceo della casa americana Robert Nardelli e ai rispettivi team, nonché con la task force di Obama. La strada è stata indicata, ora occorre concludere entro i tempi fissati. Per Chrysler è vitale, se vuole non solo accedere ai nuovi finanziamenti – che fonti vicine al gruppo fanno notare come siano passati dai 5 richiesti ai 6 possibili – ma anche avere un nuovo orizzonte di sviluppo trainato dal know-how e dalla tecnologia ‘made in Italy’ di Fiat.


Per il Lingotto – che intanto incassa già un grande successo diplomatico e d’immagine, con un forte riconoscimento internazionale della propria credibilità – è l’occasione di sbarcare sul mercato Usa senza investire capitali e si tratta di un primo passo nella strada a senso unico indicata da Marchionne, che ancora all’assemblea di bilancio di venerdì scorso ha ribadito come nei prossimi 24 mesi il mercato mondiale dell’auto cambierà faccia, attraverso una fase di consolidamento al termine la quale rimarranno solo sei grandi attori. Un processo, ha promesso l’ad, nel quale Fiat è “pronta” a giocare un ruolo da protagonista e che rimane ancora tutto aperto a livello europeo.


Ma, intanto, Torino sta giocando bene la carta americana. Ieri sera Marchionne ha sentitamente ringraziato Obama e il suo staff, oggi è toccato al presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, per il quale il mercato americano resta “la piu’ grande delle opportunità e delle sfide”. “Credo che aver scelto la Fiat per aiutare il rilancio dell’auto americana – ha sottolineato – possa essere motivo di grande orgoglio non soltanto per l’industria italiana ma per tutto il Paese. Per la Fiat è fonte di grande soddisfazione il riconoscimento che i nostri prodotti, i nostri motori e i nostri componenti sono all’avanguardia tecnologica, rispettosi dell’ambiente ed estremamente competitivi.


Queste sono le caratteristiche che vengono oggi richieste alle vetture nei principali mercati internazionali e che in futuro saranno richieste anche da parte del mercato americano”. Montezemolo ha aggiunto che “se l’accordo sarà perfezionato, come ci auguriamo, nelle prossime settimane, si presenterà un’occasione straordinaria: usando una rete importante come quella della Chrysler, potremo entrare negli Stati Uniti con le nostre automobili, che siamo certi verranno apprezzate per contenuti innovativi, stile ed alta tecnologia”. Commenti in generale positivi, dalla Marcegaglia a D’Alema. Tra sindacati e opposizione alcune voci chiedono di più, sollecitando Fiat a chiarire strategia e scelte in Europa, dopo che oggi è stata annunciata nuova cassa integrazione sia a Mirafiori che a Pomigliano.