FEDE & SOLDI ALLEANZA VINCENTE

4 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Per capire il risultato delle elezioni americane bisogna rispondere alla seguente domanda: come mai viene rieletto un Presidente che ha ridotto le imposte soprattutto ai più ricchi, vuole privatizzare le pensioni e ridurre le dimensioni del Welfare State in un Paese dove già la protezione sociale è la meno generosa dei Paesi industriali? Un politico europeo che proponesse politiche simili non arriverebbe al 10% dei voti.

Le risposte sono due: una di strategia politica e una filosofica. La prima è che il partito repubblicano in genere e Bush in particolare sono riusciti a cementare un’alleanza molto solida tra la destra religiosa, contraria all’aborto e al matrimonio fra gay, e una buona parte della «business community», le classi alte. La destra religiosa pensa molto ai valori religiosi e poco al Welfare State, quindi è disposta a tollerare politiche favorevoli al business se fatte da un Presidente che condivide certi valori religiosi. Alla business community non interessa nulla di aborto e di gay, ma preferisce un repubblicano alla Casa Bianca per la sua politica economica.

I repubblicani sono stati strategicamente bravissimi nel mantenere al centro dell’attenzione un argomento poco importante come i matrimoni gay, appunto per vincere il voto dei meno ricchi ma più religiosi. A ciò va aggiunto un uso elettorale della spesa pubblica: con un inutile e costoso piano di sanità pubblica per anziani, ricchi e poveri, Bush si è assicurato la Florida, lo Stato dei pensionati. Finché il partito democratico non riuscirà a inserire un cuneo in questa alleanza non vincerà più.

Kerry non era il candidato adatto per farlo: le sue credenziali come uomo di fede erano e sono inesistenti; ha votato sempre a favore delle cause più odiate dalla destra religiosa e il suo populismo economico ha irritato molti osservatori. Kerry sperava nei giovani ma, questa è la sorpresa, il voto dei nuovi elettori si è spartito equamente.

Ma al di là della strategia c’è un secondo fattore molto più fondamentale, filosofico appunto. Gli americani, soprattutto quelli che vivono lontano dalle coste, vedono l’intervento dello Stato in economia come un’intrusione da evitare. Il 60% degli americani pensa che i poveri possano uscire dalla povertà senza bisogno di aiuto dallo Stato, solo il 26% degli europei è d’accordo. La maggioranza (54%) degli americani pensa che chi è ricco lo è per i suoi meriti, il 70% degli europei pensa che i ricchi sono solo più fortunati.

Indipendentemente da chi abbia ragione, questi dati riflettono una concezione della società molto diversa tra Europa e America. Kerry parlava come un politico europeo: spendere di più per il Welfare, non toccare le pensioni, tassare molto di più i ricchi. Bush parlava di dar più potere al cittadino, ridargli il controllo dei suoi fondi pensione, limitare il ruolo dello Stato nell’economia.

A giudicare dal risultato gli americani hanno fatto una scelta antistatalista. Speriamo ora che Bush sappia combinare il liberismo in economia con una finanza pubblica più prudente.

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