FED, VERSO MAXI-TAGLIO DEI TASSI (IN STILE GIAPPONESE)

26 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Dall’economia Usa arrivano solo segnali di recessione. L’Opec taglia la produzione di 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno, ma il greggio continua a scendere. Le borse di tutto il mondo continuano a mettere a segno ribassi disarmanti e solo venerdì le borse europee hanno bruciato 230 miliardi di euro. E intanto il Giappone mette mano al portafoglio, con l’intenzione di portare il fondo destinato alle banche in crisi a 10 trilioni di yen (80 miliardi di euro).

E’ con queste premesse che si apre una settimana in cui la Fed si riunirà per decidere su un nuovo, ormai certo, taglio dei tassi. Il Fomc (Federal Open Market Committee) si riunirà infatti mercoledì 29 ottobre. Già nella scorsa riunione dell’8 ottobre, in cui si decise, insieme alle altre banche centrali, di tagliare di mezzo punto percentuale i tassi di riferimento, dalle minute del comitato Fed emergeva la possibilità di una nuova “risposta politica” nel caso in cui l’intervento non avesse portato i frutti sperati.

In queste due settimane il petrolio ha continuato a scendere e ora vale meno della metà del luglio scorso, le borse hanno proseguito a bruciare miliardi su miliardi e i dati macroeconomici ormai certificano una recessione che, più che incombente, è sempre più certa.

Meno di un mese dopo la decisione concordata fra le banche centrali (nell’occasione la Bce aveva tagliato i tassi di mezzo punto al 3,75%), quindi, il quadro non è certo migliorato e sono scomparsi tutti i dubbi su un possibile mantenimento del livello dei tassi all’attuale 1,5%. I dubbi, ad oggi, riguardano ormai solo l’entità del taglio e si fa progressivamente sempre più strada l’ipotesi di un maxi-taglio nell’ordine di 75 punti base.

I tassi Usa verrebbero così dimezzati allo 0,75%, solo un quarto di punto sopra al Giappone, attestandosi a livelli praticamente mai sperimentati prima da un’economia occidentale. Al momento, i mercati scommettono su un taglio ‘solo’ di mezzo punto, dando a questo intervento il 50% delle probabilità. Anche perché, se un taglio così consistente non dovesse produrre gli effetti sperati, rimarrebbero ben poche armi nell’arsenale del Governo statunitense. Dopo aver praticamente inondato il mercato di liquidità ed essere entrato nel capitale delle principali banche del Paese, é presumibile che Washington si lasci un margine di manovra, anche se minimo, da poter sfruttare in futuro.