FED: VERSO LO STOP AI TASSI, ECONOMIA IN FRENATA

19 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

La Federal Reserve si appresta a prolungare la pausa sui tassi d’interesse, tenendoli ancora fermi al 5,25%. A dare ulteriori elementi a uno scenario di questo tipo, alla vigilia della riunione del Federal Open Market Committee (il board di politica monetaria), sono, ultimi in ordine temporale, i dati macroeconomici di agosto sulle nuove case e sui prezzi alla produzione che confermano, in termini ancora più accentuati, il rallentamento della crescita di uno dei settori trainanti e una inattesa (ma positiva) frenata della dinamica dei prezzi alla produzione ‘core’, quella al netto delle componenti volatili come alimentari ed energia.

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Le nuove costruzioni a uso di abitazione, infatti, registrano una caduta secca del 6% nello scorso mese, fino a 1,665 milioni di unità, molto al di sotto delle previsioni, e rappresentano la quinta flessione in sei mesi. Al dato, largamente peggiore alle attese di 1,746 milioni di nuove unità abitative, si aggiunge il rallentamento dei permessi edilizi, termometro dell’ attività futura, a quota 1,722 milioni a fronte degli 1,763 milioni precedenti e a una stima di 1,740 milioni. La statistica ribadisce, in termini più netti, che uno dei settori trainanti dell’economia a stelle e strisce, quello immobiliare, sta tirando il fiato a conferma di un rallentamento statunitense più in generale. La Fed, anche attraverso le ultime testimonianze del suo presidente, Ben Bernanke, ha osservato che la crescita si mantiene a passo sostenuto, anche se più moderato, aiutando a disinnescare le spinte inflazionistiche legate soprattutto agli alti prezzi dell’energia. Un primo e consistente segnale, su questo fronte, lo si trova nei prezzi alla produzione di agosto, in aumento dello 0,1% (+0,2% le previsioni degli analisti). Al netto di cibo e petrolio, il core index registra un calo dello 0,4%, invece del +0,2% atteso. I dati diffusi alleggeriscono sensibilmente le pressioni inflazionistiche, ma se da un lato spingono i future sui Fed Fund in oscillazioni che esprimono nel 25-30% le possibilità di un nuovo rialzo dei tassi d’interesse, dall’altro deprimono gli indici di Wall Street che segnano il passo girando in negativo. Il mercato, in particolare, teme le conseguenze prevedibili del rallentamento dell’economia, con l’appesantimento dei conti societari sul fronte degli utili. Nell’ultima riunione del Fomc dell’8 agosto, quella che ha deciso lo stop alla stretta monetaria dopo 17 interventi consecutivi tutti da 25 punti base, il dibattito tra i banchieri centrali è stato piuttosto animato, come emerso dai verbali diffusi il 29 agosto. Le condizioni per un nuovo rialzo c’erano tutte, ma alla fine di una accesa discussione, il board decise l’opportunità (anche senza voto unanime) di dare il via a una pausa per non soffocare l’economia, in attesa di acquisire altri elementi, secondo una frase cara a Bernanke. I dati diffusi in giornata spingerebbero per un prolungamento dello stop alla stretta monetaria. Almeno nelle attese dei mercati.