FED: TITOLI USA SOTTOVALUTATI DEL 21%

17 Luglio 2002, di Redazione Wall Street Italia

Nelle sue testimonianze di fronte al Senato e alla Camera, ieri e oggi, il numero uno della Federal Reserve, Alan Greenspan, ha parlato a lungo degli scandali contabili che hanno travolto le aziende Usa, condannando duramente quelle pratiche che hanno affossato la fiducia degli investitori nella corporate America.

Greenspan si e’ pero’ guardato bene dal discutere della manifestazione pratica del forte calo della fiducia degli investitori, e cioe’ dell’ondata di vendite che ha investito i mercati finanziari.

In un lungo articolo, il sito CbsMarketWatch.com osserva che se avesse preso il discorso, il presidente della banca centrale Usa avrebbe dovuto dire a chiare lettere che in base alla formula ufficiosa della Fed per analizzare il mercato (“Fed stock valuation model”) i titoli Usa sono sottovalutati di ben il 21%.

Si tratta della stessa formula che durante la bolla high-tech di un paio di anni fa determino’ che i titoli Usa erano sopravvalutati del 50% e che prima del crollo del 1987 avverti’ che le azioni erano sopravvalutate del 34%.

Ecco come funziona il Fed stock valuation model. Si calcola il valore aggregato degli utili operativi per azione delle societa’ quotate sull’S&P 500 in un periodo di 12 mesi. Poi si divide il valore ottenuto per il tasso d’interesse sui Treasury a dieci anni e si moltiplica per 100 per ottenere il fair value dell’S&P.

Ad oggi, il valore totale degli utili per azione dell’S&P 500 per l’anno che si concludera’ il 30 marzo 2003 e’ di $53,82, con il tasso d’interesse sui Treasury a dieci anni al 4,71%. Dalla divisione si ottiene il valore di 11,43, con il fair value dell’S&P 500 a 1.143 punti. Martedi’ l’indice ha chiuso invece a 901,94 punti, cioe’ sottovalutato del 21%.

Naturalmente non sentiremo mai Greenspan dare uno “strong buy” ai titoli. Il depositario della politica monetaria Usa e’ infatti piu’ incline a sottolineare situazioni pericolose che potrebbero portare a un crollo dei mercati piuttosto che condizioni favorevoli in grado di produrre un rally duraturo. Per questo nella seduta di martedi’ si e’ tenuto alla larga dal definire la situazione attuale dei mercati una di “disperazione irrazionale” (“irrational despair”), in netta antitesi con la definizione di “esuberanza irrazionale” (“irrational exhuberance”) che proprio lui aveva usato per definire la bolla high-tech nel 2000.