FED: TASSI FERMI
PER VIA DI LAVORO E DEFLAZIONE

8 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Il “tempo considerevole” durante il quale tenere ancorato all’1% il costo del danaro, non sembra essere ancora scaduto. La Banca Centrale degli Stati Uniti – che martedi’ vedrà riunito il suo Federal Open Market Committee – si avvia a lasciare invariati, alla soglia più bassa degli ultimi 45 anni, i tassi di interesse nonostante gli ultimi indicatori segnalino un’economia americana in perfetta salute.

La politica monetaria adottata negli ultimi anni dalla Federal Reserve – fatta di continui tagli ai tassi al fine di scuotere le finanze del Paese toccate dalla recessione del 2001 – non dovrebbe subire scossoni da parte degli uomini della Banca Centrale i quali, nelle scorse settimane, hanno più volte invitato a non avere fretta per la cancellazione di una leva che, sino ad ora, ha svolto appieno il proprio dovere.

Malgrado la crescita all’8,2% del Prodotto interno lordo nel terzo trimestre apra spazi per un ritocco al rialzo, l’America – a conti fatti – non può sorridere troppo sul fronte del lavoro mentre la bassa inflazione non ha ancora dileguato i timori manifestati in passato dalla Fed, da sempre molto attenta all’andamento dei prezzi al consumo.

E proprio questi due punti – secondo gli esperti e gli analisti sentiti dalle tv finanziarie e dai quotidiani americani – la Federal Reserve appare decisa a non cedere prospettando, se sarà il caso, un aumento del costo del danaro solo nei mesi a venire. D’altronde, ad un forte progresso dell’economia – per altro divenuto concreto solo dall’autunno – non si è ancora affiancato quello dell’occupazione, considerato invece determinante dalla Fed per certificare in maniera definitiva la ripresa.

Il calo al 5,9% della disoccupazione a novembre, infatti, è stato accompagnato solo da 57.000 nuovi posti di lavoro – contro i 150.000 stimati dagli analisti – pochi per soddisfare un mercato ancora debole e, tra l’altro, minacciato dall’impennata della produttività; balzata, a novembre, al miglior risultato degli ultimi venti anni. Accanto al lavoro, poi, la Banca Centrale intravede – seppur in maniera scolorita rispetto al passato – l’ipotesi di una deflazione, guidata dal declino dei prezzi al consumo per un’ampia gamma di prodotti.

Un movimento, questo, legato alla produttività (in continua espansione) e la calo del costo del lavoro, che invita la Fed alla prudenza e, con ogni probabilità, a lasciare il costo del danaro – per queste feste natalizie – al livello del Dopoguerra.

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