FED: L’ECONOMIA MIGLIORA, MA PESA DISOCCUPAZIONE

3 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Un’economia in costante ripresa su cui continua gravare l’ombra di una debole occupazione. E’ questa la fotografia scattata dal Beige Book della Federal Reserve, consueta analisi della Banca Centrale sullo stato disalute degli Stati Uniti.

Secondo quanto emerso dal rapporto della Fed, nei mesi di luglio e agosto l’economia statunitense ha registrato ulteriori segnali di miglioramento, dando forza a un rimbalzo avviato sul finire di marzo e corroborato anche dalla recente impennata del Prodotto interno lordo, salito del 3,1% nel secondo trimestre del 2003.

In base alle rilevazioni del Beige Book, undici dei dodici distretti produttivi in cui viene diviso il Paese hanno reso noto come “i livelli di attività si siano elevati durante l’estate” con la sola esclusione dell’area di Dallas, nel Texas, in cui “l’attività è rimasta generalmente debole” nonostante le previsioni per il futuro appaiano come “ottimistiche”.

A crescere – dando così slancio all’economia del Paese – il settore manifatturiero, apparso in progresso in dieci distretti su dodici (esclusi Dallas e Richmond), mentre una buona marcia é stata tenuta anche dall’attività dei consumatori che ha “mostrato miglioramenti nella maggior parte dei distretti” nonostante le aree di Kansas City, Philadelphia e Boston abbiano registrato incrementi nelle vendite sottili o modesti. “New York ha riportato migliori risultati a luglio rispetto ad agosto”, frenato anche dal blackout. Questo, ad ogni buon conto, ha determinato solo conseguenze “relativamente modeste” sull’andamento dell’economia, prevista in costante rimbalzo fino alla fine dell’anno.

Unica nota stonata, in un quadro sostanzialmente positivo, quello dell’occupazione. Secondo il Beige Book, infatti, la situazione del mercato del lavoro negli Stati Uniti continua ad essere debole e anche nei distretti in cui si sono segnalati aumenti nelle assunzioni queste vanno rubricate come “modeste”. In progresso i costi per i salari, dovuti ad un generale aumento delle spese per i benefit, in particolare quelli legati all’assistenza sanitaria.

Alla luce del Beige Book di oggi e dei dati macroeconomici rilasciati nelle ultime settimane – a partire da quello sul Pil per il secondo trimestre sino all’indice Ism per il comparto manifatturiero salito a 54,7 ad agosto – gli economisti americani appaiono convinti di un mantenimento del costo del danaro all’1% (il più basso degli ultimi 45 anni) nella prossima riunione del Federal Open Market Committee. La riunione del direttivo della Fed è in programma il 16 settembre.