FED: GREENSPAN RESUSCITA LE BORSE

3 Gennaio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il comitato direttivo (Fomc) della Federal Reserve ha deciso di ridurre i tassi d’interesse a breve dello 0,5% e il tasso di sconto dello 0,25%. I Fed funds (tassi a breve) scendono cosi’ al 6%.

Una manovra a sorpresa che ha infiammato i mercati e rubato la scena al forum economico organizzato da Bush in Texas.

La reazione di Wall Street e’ stata esplosiva: l’indice Dow Jones e’ balzato in pochi minuti oltre quota 11.000 punti, il tabellone elettronico del Nasdaq oltre i 2.500 punti.

E’ la prima volta in due anni che Alan Greenspan, presidente della Fed, decide di ridurre il costo del denaro.

Il provvedimento, per i tempi e le circostanze con cui e’ stato deciso, suona come una manovra di emergenza da parte della banca centrale americana.

Le minacce di un rallentamento troppo marcato dell’economia hanno spinto il FOMC, l’organo della federal Reserve che decide in materia di politica monetaria, ad agire subito, senza aspettare la prossima riunione, prevista per il 30 e 31 gennaio prossimi.

“La decisione e’ stata presa alla luce dell’ulteriore indebolimento delle vendite in un contesto in cui la fiducia dei consumatori e’ estremamente ridotta – si legge nel documento del FOMC – L’andamento dei mercati finanziari e gli alti costi energetici hanno indebolito il potere d’acquisto delle famiglie americane e delle societa'”.

La Fed ha fatto sapere che i rischi di un ulteriore rallentamento dell’economia non sono ancora scongiurati, anche se “le pressioni inflazionistiche rimangono contenute”.

Il 19 dicembre scorso il FOMC aveva deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, sostenendo che avrebbe continuato a monitorare l’andamento dell’economia per evitare una frenata troppo brusca.

Il provvedimento e’ arrivato a un giorno di distanza dalla diffusione dell’indice dei responsabili acquisti delle aziende americane del settore manifatturiero, crollato in dicembre a quota 43,7 dopo il 47,7 di novembre.

Se il dato si confermasse accurato, corrisponderebbe a una crescita del Pil dello 0,5% nel settore manifatturiero, la piu’ bassa da dieci anni a questa parte.

La banca centrale ha cosi’ agito in forza dei suoi poteri e della propria totale autonomia dal potere esecutivo e legislativo ottenendo due risultati: restituire slancio e fiducia ai mercati finanziari e sbarrare la strada al progetto di riforma fiscale di George W. Bush, in procinto di fare ingresso alla Casa Bianca.

Bush, consapevole di non avere una maggioranza al Congresso per far passare il suo taglio delle tasse, ha cercato di forzare la mano, agitando piu’ volte, soprattutto per bocca dei suoi collaboratori, lo spettro della recessione.

Proprio questa mattina l’ex governatore del Texas aveva dato inizo ad Austin, la capitale dello Stato, a un Forum economico, presenti i big della Corporate America.

All’ordine del giorno lo stato dell’economia Usa, ma – secondo gli osservatori americani – con una tesi gia’ preconfezionata: l’amministrazione Clinton ci lascia in eredita’ la recessione, per contrastarla non vi e’ altro da fare che tagliare le tasse.

Il provvedimento e’ notoriamente inviso ad Alan Greenspan, che ha piu’ volte ribadito di voler impiegare il surplus del bilancio federale per cancellare in tempi serrati il debito pubblico degli Stati Uniti.

La Fed, contrariamente al proprio stile, ha agito con i tempi dell’emergenza, togliendo cosi’ a Bush l’onere e l’onere di essere il pompiere della crisi.

“Greenspan e soci hanno agito per proteggere il proprio territorio e mandare un chiaro segnale a Bush – spiega Richard Yamarone, economista di Argus Research – Siamo noi lo sceriffo in citta’, sembrano aver detto, e poiche’ abbiamo il controllo della politica monetaria, siamo noi a decidere cosa e’ necessario fare per l’economia”.

Il presidente eletto e’ apparso sugli schermi televisivi visibilmente spiazzato, ma ha incassato il colpo con fair play: “Sono compiaciuto del fatto che la Federal reserve abbia
tagliato i tassi. Sono convinto che fosse necessario. E’ una dichiarazione forte per assicurarsi che la nostra economia non entri in un vortice”.