Fed attenta: più liquidità non significa più fiducia

4 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Quantitative Easing confermato dalla Federal Reserve, con un sono voto contrario. Sono stati confermati acquisti di Treasury, per una durata pari a 5 o 6 anni, con un ritmo di 75 miliardi al mese, che contribuiranno a dare liquidità ad un sistema che, secondo il bastian contrario, sta beneficiando di tassi di interesse vicini allo zero per un periodo di tempo troppo prolungato, che potrebbero innescare una spirale inflattiva che nel medio periodo, andrebbe a destabilizzare l’economia.

Ma non è finita qui. La size dell’intervento completo dovrebbe aggirarsi intorno agli 800/900 miliardi. E qui si crea un problema dovuto al fatto che questi ulteriori acquisti potrebbero allontanare ulteriormente la ripresa del ciclo di rialzo di tassi. Inoltre, questa lenta ripresa economica potrebbe portare ad un allargamento dell’output gap, che porterebbe l’inflazione ancora più in basso di dove ci troviamo attualmente. Nello statement accompagnatorio si fa riferimento al tasso di ripresa della crescita economica e a quello di ripresa dell’occupazione, ancora bassi, oltre ad ulteriori considerazioni sull’outlook.

In breve le household spending stanno aumentando lievemente, anche se rimangono complessivamente basse in quanto accompagnate da alta disoccupazione, un modesto aumento delle entrate personali e condizioni per accedere al credito al consumo non così semplici. Sta aumentando l’investimento nei settori software, mentre gli investimenti in strutture definite “nonresidential” continua a rimanere basso.

Le housing starts continuano a rimanere depresse e i datori di lavoro non se la sentono ancora di procedere con nuove assunzioni. E questo è senza ombra di dubbio il problema più importante, che dipende chiaramente anche dai tassi di mercato, ma che riflette la vera causa di questa mancata ripartenza… la mancanza di fiducia.

EurUsd – grafico orario

Pensiamo sia interessante passare subito all’analisi tecnica, per cercare di individuare nuovi livelli importanti da tenere in considerazione.

La tendenza dell’eurodollaro continua in territorio positivo, aiutata certamente ieri in serata dall’annuncio della Fed, trovando una resistenza 30 punti circa al di sopra del livello di massimo di 3 settimane fa.

Oltre al supporto dinamico che sta suggerendo questo movimento dalla settimana scorsa, oggi passante all’incirca a 1.3970, si è aggiunto un ulteriore livello statico a 1.40 figura. Se si osserva un qualsiasi grafico con un timeframe inferiore al daily non posiamo che notare quanto da lunedì questo livello sia stato molto rispettato.

Possiamo quindi, in conclusione, considerare come supporto un’area compresa fra 1.3970 e 1.40 figura. Se volessimo invece osservare i prezzi nel breve, tramite un grafico a 5 minuti per esempio, potremmo trovare ovviamente un livello più vicino ai prezzi attuali: in questo caso il mercato ha considerato importante, da ieri sera, il supporto che si trova pochi pips al di sopra di 1.41 figura.

La reazione vista sul cambio UsdJpy è risultata speculare a quella sull’eurodollaro, con un ritorno dei prezzi al di sotto di 81 e di nuovo in una situazione di rischio. Nell’immediato il cambio ha un ultimo livello di supporto, a 80.75 (dato dal congiungimento perfetto dei minimi crescenti dalla riapertura del mercato di domenica sera), prima di ritornare sui minimi di inizio settimana e avvicinarsi pericolosamente al minimo storico.

La salita dell’euro ha influito maggiormente della discesa del UsdJpy sul cambio EurJpy, che è potuto così ritornare verso i massimi di inizio ottobre (area 115-115.50). Come con l’euro, considerando ancora la tendenza in salita, per le prossime evoluzioni ci affidiamo a supporti statici: più nel breve troviamo 113.90, mentre se osserviamo un grafico orario vediamo una buona area di supporto compresa fra 113.65 e 113.50. Se dovessero essere rotti in giornata il movimento di salita sarebbe da considerare archiviato.

Il cable, che ha approfittato della Fed solamente per consolidare una posizione acquisita in mattinata, sulla scia del buon dato relativo al PMI servizi (passato da 52.8 a 53.6 e battendo le attese di un punto esatto), è stabile al di sopra del massimo di 1.61. Il supporto più vicino ai prezzi attuali è suggerito dal minimo del 27 ottobre scorso: parliamo di 1.6070, che sarebbe il quarto test della trendline di supporto negli ultimi due giorni (un grafico a 15 minuti chiarirà con precisione questa idea).

Vediamo ora il cambio GbpJpy, che ha beneficiato della salita del cable di ieri mattina. Anche in questo caso ci affidiamo ad un livello dinamico, suggerito dalla tendenza rialzista dell’ultima settimana di scambi, che indica in 129.70 il supporto più importante. Il livello appare importante, in quanto confermato, su un grafico orario, dal transito perfetto della media a 100 periodi esponenziale.

L’inversione del cambio UsdChf trova un ultimo “baluardo” di supporto a 0.9660, prima di ritornare potenzialmente al punto di partenza di 0.9465 (almeno stando alla teoria del ritracciamento di Fibonacci di cui 0.9660 rappresenta il 61.8%). Su questo livello coincidono il primo livello pivot di giornata ed un livello di minimo del 25 ottobre, rafforzandone l’importanza.

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