FAZIO, UNA FARSA
LA GIORNATA
DEL RISPARMIO

30 Ottobre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La cerimonia con cui ieri a Roma si è celebrata la Giornata del risparmio, più che la Festa dei risparmiatori mi ha ricordato un allegro convegno di volpi che si ritrovano dopo aver visitato i pollai. L’invitato d’onore, il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, è la stessa persona che solo un anno fa passeggiava a braccetto con Emilio Gnutti e Gianpiero Fiorani, il primo già condannato per insider trading , reato ora contestato anche al secondo. I banchieri che lo hanno ascoltato sono i medesimi che hanno abilmente trasferito titoli Cirio dai loro bilanci ai portafogli dei risparmiatori poco prima del fallimento dell’azienda; che hanno fatto lo stesso con le obbligazioni argentine e che hanno incassato da Parmalat laute provvigioni per collocare i titoli della società di Collecchio presso i risparmiatori, e anche presso qualche loro fondo di investimento.

Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link INSIDER

Sono trascorsi due anni dal fallimento di Parmalat, tre da quello di Cirio. I risparmiatori hanno subito perdite ingenti, solo in parte poi risarcite dalle banche. «L’affare Parmalat – ha scritto la Banca dei regolamenti internazionali – ha messo in luce carenze a ogni possibile livello: amministratori, revisori, banche, promotori finanziari, agenzie di rating, nonché i responsabili della sorveglianza su ciascuna di queste attività». Ma a oggi queste carenze sono ancora tutte lì e la legge che doveva risolverle si trascina stancamente in Parlamento.

Nel frattempo, Parmalat è stata rimessa in piedi da Enrico Bondi, un uomo che non si lascia facilmente spaventare. A capo di un’azienda che aveva fatto un buco di oltre 14 miliardi di euro, non solo ha salvato la maggior parte dei posti di lavoro, ma ha avuto il coraggio di presentare il conto alle banche, che sotto sotto speravano di averla fatta franca. È un conto salato: ha chiesto risarcimenti per 10 miliardi di dollari alle banche americane e per 7 miliardi di euro a quelle italiane. Lunedì 7 novembre si terrà la prima assemblea della nuova Parmalat, che Bondi nel frattempo è riuscito a riportare in Borsa. Le banche italiane, non sorprendentemente, stanno cercando di licenziare Bondi: vogliono mettere al suo posto un professionista di loro fiducia con il compito di insabbiare le cause legali e le richieste di rimborso. Se ci riusciranno, a perderci saranno ancora una volta i risparmiatori. (Non tutte le banche, per la verità: Mediobanca non aveva mai accettato di lavorare per Parmalat, neppure quando tutti rincorrevano l’azienda di Collecchio. Oggi sostiene Bondi).

Il ministro dell’Economia non ha partecipato alla Giornata del risparmio: c’è un limite alla decenza e Giulio Tremonti ha il senso del ridicolo.

Nell’estate di due anni fa, pochi mesi prima del fallimento di Parmalat, quando era ancora ministro, in una riunione del Comitato per il credito e il risparmio, Tremonti aveva manifestato pubblicamente la sua preoccupazione per gli indizi che gli giungevano da Collecchio e ne aveva chiesto conto al Governatore, senza peraltro ottenere risposta. Quella richiesta pochi mesi più tardi gli sarebbe costata il posto. Ma i tempi sono cambiati. Il Tremonti di quei giorni avrebbe approfittato della Giornata del risparmio per attribuirsi il merito di aver visto lontano e chiedere il conto a Fazio e ai banchieri. Ieri invece ha fatto in modo di non esserci.

Copyright © Corriere della Sera per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved