«FAZIO DANNEGGIA
L’ IMMAGINE
DEL PAESE»

16 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Diego Della Valle, lei è appena tornato da New York: all´estero capiscono cosa sta succedendo sulle banche italiane?

«La gente non capisce, i mercati, gli imprenditori non riescono a spiegarsi cosa stia accadendo. Di fronte a operazioni limpide che proteggono allo stesso modo azionisti grandi e piccoli, si stanno alzando barricate. E questo suscita sconcerto».

Secondo lei come si sta comportando la Banca d´Italia?

«Mi chiedo cosa stia facendo Fazio per proteggere gli azionisti grandi e piccoli. Da cittadino che desidera che l´Italia goda di grande prestigio in giro per il mondo, non riesco a dare una risposta».

Da azionista Bnl e in passato della Comit, si sarà fatto un´idea sul governatore e Bankitalia…

«Vivo vendendo prodotti italiani nel mondo, ho bisogno di rispetto e reputazione. Chi è abituato a stare sul mercato si aspetta di poter rispettare le regole trasparenti del mercato e quindi aderire alle Opa lanciate e non capisco come mai si appoggiano operazioni che dovrebbero passare fuori dal mercato, basate in alcuni casi su pacchetti azionari arraffati qua e là. Il governatore vede questo gioco delle tre carte? E cosa sta facendo per evitare questo spettacolo poco edificante? È uno stabilizzatore o un destabilizzatore?»

Fazio potrebbe risponderle che il governatore deve salvaguardare la stabilità del sistema. Per la trasparenza tocca alla Consob agire.

«Io invece lo vedo molto preso personalmente a maneggiare le questioni bancarie. E voglio capire se si è attivato per difendere il risparmio delle famiglie che hanno messo i loro soldi nella Bnl oppure no. Se non risponde a questa domanda la sua posizione e poco rassicurante».

Insomma, più una merchant bank che un arbitro…

«La prima volta che sono stato invitato in Banca d´Italia ero emozionato per il rispetto che ho dell´istituzione. Guido Carli e Carlo Azeglio Ciampi ne hanno fatto un esempio di moralità e di qualità. Sentire e leggere che la Banca d´Italia è stata trasformata in un bar dello sport dove entra ed esce chi vuole, non fa bene alla reputazione di un´istituzione così importante. E non credo – anche se non spetta me a dirlo – che piaccia a tanta gente che ci lavora all´interno».
Quali sono, nello specifico, gli errori di Fazio?
«È una regia la sua che entra nel dettaglio delle singole operazioni, stimolando persone, banche e istituzioni. Ciò sminuisce il ruolo del governatore, che nella mia mente è una figura al di sopra delle parti, che tutela gli interessi del Paese e di tutti gli investitori».

Fazio vuol difendere l´italianità delle banche e respingere l´assalto al risparmio di casa nostra.

«Per la mia storia credo di poter essere considerato un sostenitore del made in Italy. L´italianità si difende tenendo alto il prestigio della nazione, facendo in modo che chi sta fuori dall´Italia ci stimi e venga a investire nel nostro Paese sentendosi garantito dalle istituzioni e dal sistema. Si difende con la chiarezza e con il rispetto delle regole che devono essere uguali per tutti».

Gli imprenditori italiani possono contare su questi principi se vanno all´estero?

«Benetton ha appena acquistato un´azienda spagnola con un´offerta pulita, limpida, di mercato. E nessuno si è inalberato».

Non c´è il pericolo che le banche estere chiudano i rubinetti alle piccole imprese?

«Gli imprenditori che sudano e investono i loro quattrini saranno i primi clienti delle banche anche se il controllo fosse straniero. I grandi istituti esteri porteranno la loro esperienza e dunque più concorrenza. Certo, forse non ci sarà più posto per chi chiede denaro a certe banche perché ci sono degli amici che glielo danno».

Il governatore ha autorizzato la Popolare Lodi a superare il 15% e negato la stessa autorizzazione ad Abn Amro. Corretto?

«Se ciò fosse vero sarebbe molto grave e sono sicuro che gliene chiederanno conto. Quando questa guerra finirà e si cominceranno a contare i morti e feriti il fatto più grave sarebbe scoprire che non sono stati tutelati tutti gli azionisti, grandi e piccoli, italiani e stranieri. Sarà un colpo durissimo per la nostra credibilità».

Le controffensive di Lodi su Antonveneta e del contropatto su Bnl non prevedono il lancio di contro-Opa.

«Qualunque offerta migliorativa arrivi che passi per il mercato, sarà la benvenuta. Se arrivasse un´Opa italiana migliore di quella del Bbva, sarebbero pronti tutti a sottoscriverla. Il problema è che non si è tentato di stimolare una contro-Opa italiana».

Per un anno e mezzo abbiamo assistito a uno scontro frontale tra Fazio e Tremonti. Ora la Camera ha confermato tutti i poteri del governatore. Giusto così?

«L´incarico a vita io lo concepisco per il Papa e per nessun altro. La logica dell´incarico a vita era dare totale indipendenza e autonomia alla Banca d´Italia per la tutela del mercato e dei risparmiatori. La politica deve prendere atto che questa situazione va monitorata e risolta in tempi brevissimi. Il mondo dell´impresa che non è contento di come stanno andando le cose deve cominciare a prendere posizioni forti e molto chiare. Ora o mai più».

Scalatori spregiudicati e immobiliaristi. Sul mercato italiano si affacciano figure nuove…

«Chi guarda avanti deve opporsi quando entrano in campo giocatori che non giocano secondo le regole. Se li facciamo giocare, poi non lamentiamoci di tutto quello che può accadere. Dobbiamo farci garanti di un sistema con un forte senso etico».

Allude anche al rastrellamento in corso sulla Rcs?

«L´azionariato Rcs è forte e compatto. Quello che ho visto fare recentemente rientra nelle categorie della mania di protagonismo e del modo furbo di far soldi con il trading approfittando di qualche finto banchiere spregiudicato e ben protetto».

Con una minoranza di blocco la gestione sarebbe messa in crisi?

«Il patto ha ben oltre il 51%, un presidente forte e un amministratore delegato capace. Tutto sotto controllo».

Siamo alla crisi di governo. Berlusconi e Siniscalco avevano garantito il rispetto delle regole del mercato. Ma avranno il tempo di occuparsi delle banche?

«Erano buone dichiarazioni, ora bisogna che alle dichiarazioni si dia un seguito. Se c´è turbolenza sul mercato, se non c´è una guida strategica lucida, il governo deve intervenire. E non solo il governo, ma tutti i politici di qualità. Il silenzio significherebbe avallare quello che sta accadendo. Qui non si tratta di occuparsi solo di banche. Qui è in gioco la reputazione e l´affidabilità finanziaria di questo Paese, che passa anche attraverso la risistemazione del sistema bancario. Altrimenti non si riparte più».

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