Fase 2, studio cinese avverte l’Italia: “Siete ripartiti troppo presto”

5 Maggio 2020, di Alberto Battaglia

Se la Fase 1 della lotta al coronavirus fosse andata avanti l’epidemia sarebbe stata sconfitta il prossimo 5 agosto: lo afferma uno studio scientifico cinese pubblicato su Frontiers in Medicine. La cattiva notizia è che secondo gli stessi autori la riapertura parziale delle attività avvenuta lo scorso lunedì sarebbe, dal punto di vista scientifico, avvenuta troppo presto.

“Il governo italiano ha recentemente annunciato che allenterà il lockdown dal 4 maggio, con tre mesi d’anticipo rispetto” alle proiezioni suggerite dal modello utilizzato nello studio, si legge nel comunicato diramato oggi dagli studiosi del Chinese PLA General Hospital. “Pensiamo che sia troppo presto” ha dichiarato il primo autore dello studio Wangping Jia, una seconda ondata [del virus] potrebbe arrivare se le restrizioni sono allentate con tre mesi di anticipo. L’Italia non si trova nel periodo finale dell’epidemia del Covid-19”.

Nel dettaglio lo studio condotto dal PLA General Hospital ha messo a confronto le epidemie osservate in Italia e nella regione cinese di Hunan, la cui popolazione è simile. Gli autori hanno modificato un modello matematico standard noto come modello suscettibile di infezione (SIR) per poter incorporare gli effetti delle diverse misure di prevenzione dell’epidemia in diversi periodi nel tempo”. L’andamento dell’epidemia nelle due aree  è stato assai diverso.

“Sebbene le due zone (provincia di Hunan e Italia) abbiano una popolazione simile, di circa 60-70 milioni di persone, la diffusione del virus è avvenuta in maniera nettamente diversa: al momento della pubblicazione l’Italia si colloca al terzo posto tra le aree più colpite e in quanto al numero di decessi è seconda solo agli Stati Uniti, mentre a Hunan sono stati confermati poco più di mille casi”, si legge nella nota. Secondo gli autori alla base della disparità avrebbe contribuito la precoce chiusura delle attività da parte di Hunan.

In conclusione, le misure di lockdown severo che l’Italia ha messo in campo fino al 4 maggio, afferma lo studio, “possono prevenire efficacemente l’ulteriore diffusione di COVID-19 e dovrebbero essere mantenute”.
“Misure sanitarie pubbliche rigorose”, si legge nel paper, “dovrebbero essere attuate al più presto anche in altri paesi europei con un numero elevato di casi Covid-19”.