Farnesina risponde su sprechi villa ambasciatore a Ginevra

21 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Riceviamo e pubblichiamo:

Gentile Direttore,

vorrei fare alcune considerazioni sull’articolo dello scorso 14 gennaio “Sprechi Farnesina: a Ginevra villa da 264mila euro l’anno” a firma Daniele Chicca.

La residenza del Rappresentante Permanente a Ginevra è stata affittata nel novembre 2006, in sede di rinnovo, abbiamo ottenuto una riduzione del 10% sul canone di affitto, mentre gli alti costi di manutenzione sono a carico della proprietà. La residenza è di livello equivalente se non inferiore, a quella dei nostri principali partner europei quali Francia, Regno Unito, Germania e Svezia. Segnalo, inoltre, che la foto da voi pubblicata non riproduce la residenza, bensì gli uffici della Rappresentanza Permanente. Ad ogni modo, se si decidesse di chiuderla per i costi troppo alti della città, ciò dovrà essere fatto tenendo conto delle inevitabili conseguenze, cioè del costo-opportunità. Non si tratta certo di una sede sfarzosa, per gli standard locali, come potrà sincerarsene di persona il Dott. Chicca, che l’Ambasciatore Serra invita sin da ora a visitare.

Per quanto riguarda il Consolato Generale a Zurigo, anche in questo caso si tratta di condizioni normali per il purtroppo carissimo mercato immobiliare di Zurigo. Il Consolato peraltro dovrebbe presto ospitare il personale del Consolato di San Gallo che stiamo chiudendo, qualche struttura dell’Istituto di Cultura, dell’ENIT e dell’ICE, in un’ottica di Sistema Paese.

Più in generale, nel 2013 il bilancio della Farnesina è stato pari allo 0,24% dell’intero bilancio dello Stato. Se considera che gli abitanti dell’Italia sono 60,92 milioni, la politica estera costa ad ogni cittadino 30,15 euro l’anno, ossia poco più di 8 centesimi al giorno.

In materia di risparmi, il bilancio della Farnesina ha fatto registrare negli ultimi 5 anni una contrazione del 33% (nello stesso periodo, quello del Ministero degli Esteri della Grecia è calato del 26%), che già si ripercuote negativamente sulla nostra capacità di tutelare adeguatamente gli interessi nazionali dell’Italia.

Per informare più compiutamente i vostri lettori, richiamo l’attenzione su un dato: l’Italia dedica alla propria politica estera molte meno risorse dei Paesi con cui ci confrontiamo nell’arena internazionale. Infatti, a fronte del nostro 0,24%, la Francia vi dedica l’1,78% del bilancio statale, la Germania l’1,15%, la Gran Bretagna lo 0,27%, la Spagna lo 0,37%, l’Olanda il 2,5%, la Corea del Sud lo 0,84%.

Tali risorse servono per svolgere funzioni quali, ad esempio, l’assistenza ai nostri imprenditori e la promozione delle esportazioni italiane (ricordo che a Ginevra ha sede l’Organizzazione Mondiale del Commercio), la tutela dei nostri connazionali all’estero, la cooperazione allo sviluppo, la promozione della lingua e della cultura italiane, la difesa dei diritti umani.

In molti di questi settori, i Paesi che ho citato e tanti altri sono in competizione con noi. Se vogliamo che l’Italia sia competitiva sugli scacchieri internazionali per noi vitali ed aiutare seriamente le nostre imprese ad affacciarsi all’estero sui mercati emergenti non possiamo “fare le nozze con i fichi secchi”.

Cordialmente,

Aldo Amati, Capo del Servizio per la Stampa e la Comunicazione Istituzionale del Ministero degli Affari Esteri.