Facce toste. Parla Giulia Ligresti: “dispiaciuta per i piccoli azionisti”

15 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – «I giorni trascorsi in carcere «sono stati un’esperienza durissima ma umanamente molto forte perché ho conosciuto persone meravigliose. Volontari. Personale. Le stesse detenute che mi hanno aiutato a superare momenti difficili». Giulia Ligresti a «Porta a Porta» parla della sua esperienza dietro le sbarre. Alla domanda se avesse pensato al suicidio, risponde: non «concretamente, ma vi assicuro che è una condizione davvero molto molto dura. In alcuni momenti ho pensato di non farcela e anche che non valesse la pena resistere».

DISPIACIUTA PER LA CANCELLIERI E AZIONISTI – «Mi dispiace moltissimo, mi dispiace comunque per le persone che in qualche modo mi sono state vicine che hanno cercato di aiutarmi in un momento per me di grandissima difficolta’», ha detto Ligresti rispondendo alla domanda sul caso Cancellieri. «Mi dispiace molto per chi ha subito danni per questa storia», ha aggiunto la figlia di Salvatore a proposito dei piccoli azionisti danneggiati dalla vicenda Fonsai.

«Anche noi – ha ricordato – eravamo azionisti della società e questo importante aumento di capitale ha danneggiato tutti». «Mio padre – ha aggiunto – era molto anziano e aveva perso la sua energia» e uno degli errori è stato quello di non essere riusciti «a traghettare la società in quel momento così difficile». A Vespa che le ha chiesto se non si sia peccato di qualche mania di grandezza risponde di aver «cercato da tempo di contenere e diminuire le spese e di fare risparmi in tutti i sensi nella società, ma non è stato quello il vero problema».

In ogni caso, ha aggiunto Giulia Ligresti, «l’esperienza del carcere mi è servita a capire che anche senza andare lontano come già facevo», ad esempio in Africa, «c’è molto da fare anche qui per aiutare il prossimo e se me ne fosse data la possibilità vorrei occuparmi dei detenuti, avendo oggi una maggiore consapevolezza di cosa vuol dire vivere in carcere rispetto a chi ne parla ma non ha vissuto questa esperienza».

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