F-35, l’areo più caro del mondo, a rischio attacco hacker

19 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nuovo potenziale intoppo per gli F-35, gli aerei militari che in Italia hanno creato più polemiche che altro. Al Senato, si ricorda, la maggioranza ha votato compatta la mozione sui nuovi aerei. 202 si’, 55 i no, 3 gli astenuti. Il Senato ha quindi bocciato le mozioni delle opposizioni che chiedevano al governo di bloccare il piano F35. Un singolo F-35 costa fino a $252.3 milioni. Il Pentagono stesso ha un contenzioso aperto con l’azienda costruttrice, la Lockheed Martin, il cui programma completo ha sforato il budget e ora supera in totale i $160 miliardi di dollari. L’acquisto degli F-35 costerà all’Italia 14,3 miliardi di euro (di cui 2,5 già spesi). In una fase di recessione e disoccupazione record, una follia.

Ma già lo scorso 30 gennaio, a seguito di un rapporto sulla scarsa affidabilità dei caccia, la Rete Italiana per il Disarmo cancellazione del programma F-35: “Al di là di problematiche tecniche o di intoppi dal punto di vista dello sviluppo è infatti la situazione complessiva del programma, con i ritardi conseguenti, che dovrebbe destare preoccupazione anche a livello del nostro Governo e del nostro Ministero della Difesa”, aveva scritto su Altreconomia il coordinatore della campagna, Francesco Vignarca: “Il rischio è che i Paesi che hanno fatto affidamento su questi “nuovi” F-35 debbano trovarsi a considerare la necessità di utilizzare altri velivoli, almeno per un certo lasso di tempo, per ovviare ai buchi di disponibilità operativa che sicuramente ci saranno”.

Questa volta però come riporta la CBSNEWS le polemiche non sono sulla resistenza degli aerei ma su una vulnerabilità “informatica, verso gli hacker. Che imbarazza anche il Pentagono, visto che l’F35 è l’ultimo caccia che è stato creato appositamente per l’esercito degli Stati Uniti.

Il casco dell’F-35 mostra una panoramica di realtà aumentata e questo permettere al pilota di guardare intorno, all’interno e anche all’esterno, grazie alla presenza di sei telecamere che sono piazzate nel corpo del velivolo. Oltra alla ricezione in tempo reale di dati e informazioni digitali.

Tale capacità computazionale è gestita da un sistema informatico denominato ALIS.

Sembra praticamente come un computer portatile che contiene tutte le informazioni sulla missione e dove ci si sta dirigendo. I server che gestiscono il software occupano una camera delle dimensioni di un container.
Ed è proprio questo il problema. Si tratta infatti di un succoso bersaglio per un hacker, qualora riuscisse disattivare il software. Il tutto senza sparare un proiettile.

Se gli hacker riuscissero a infiltrarsi nella rete che si basa su ALIS, è molto probabile che potrebbero dirottare un’intera flotta di F-35. Ciò renderebbe questo sistema, molto costoso, completamente inutile.