EurUsd in ripresa pronto a testare nuove resistenze

2 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Chi di voi avesse chiuso le posizioni prima del ponte e fosse riuscito a non guardare i prezzi per neanche un attimo, si ritroverebbe questa mattina di fronte a screen che lampeggiano di rosso e ad intermittenza trasmettono il messaggio “allarme rosso!”.

Ricapitoliamo brevemente cos’è successo e cosa ha fatto raggiungere i livelli che tra poco vedremo ai cambi.

Siamo partiti domenica notte con il ministero delle finanze giapponese che ha venduto sul mercato ancora non si sa quanti yen, tramutando in azione tutti gli ammonimenti lanciati ai mercati durante la settimana passata (saremo pronti ad adottare tutte le misure necessarie per contrastare le speculazioni sullo yen cit.) ed ottenendo l’effetto di vedere il cambio UsdJpy allontanato dai minimi storici raggiunti la scorsa settimana.

Tutto questo ha cominciato a far acquistare dollari sul mercato e l’effetto è stato immediatamente visibile sulle majors e su tutti i cross dollari. L’EurUsd ed il cable hanno prodotto correzioni molto importanti, seguiti anche dalle commodity currencies, dalle materie prime e dalle borse, andando a distruggere tutte le parvenze di correlazione che stavano tornando a manifestarsi (borse giù, dollari e materie prime su) e lasciando come unico trionfatore sul podio dei beni/valute rifugio il dollaro americano.

Dollaro i cui acquisti si sono intensificati dopo la genialata di Papandreou, che ha comunicato ieri in giornata di voler indire un referendum per ascoltare la volontà popolare di approvare o meno le riforme richieste dall’Unione Europea.

Questa comunicazione ha letteralmente distrutto la semi-fiducia che si stava creando sui mercati e che aveva fatto salire euro, sterline, australiani, canadesi e chi più ne ha più ne metta contro il dollaro.

Il risultato è stato quello di vedere i mercati scendere pesantemente, con qualche acquisto sul lato commodity (soprattutto sull’oro che è riuscito a riportarsi sulla soglia dei 1.725,00 dollari/oncia) non sufficiente per considerare ricreata la correlazione di cui si parlava in concomitanza del tonfo molto forte delle borse, quella italiana in testa. Si tratta della quarta peggior seduta di sempre, un -6.8% davvero indicativo del grado di sfiducia che i mercati hanno raggiunto per quanto riguarda la situazione europea.

Già, perché la decisione di Papandreou ha colto tutti di sorpresa ed è arrivata prima del meeting straordinario che si terrà in serata tra il primo ministro greco e le maggiori autorità europee (Merkozy, Draghi e Lagarde in testa). Un no, che dopo tutto il casino (scusate il francesismo, ma è proprio il caso di dirlo) che hanno piantato in piedi i greci tra scioperi e quant’altro, sembra tutto fuorchè poco probabile e che se effettivamente dovesse rivelarsi decreterebbe, senza ulteriori possibilità di dubbio, il fallimento della Grecia.

Molti analisti, e con essi tanti operatori di mercato, hanno cominciato a far coincidere questa eventualità con un rifiuto dell’euro e con la volontà di ritornare alla Dracma.

In realtà, un no potrebbe portare ad una naturale uscita dal sistema monetario europeo in quanto verrebbero meno le condizioni che permetterebbero alla Troika di fornire ulteriori aiuti al Paese, che andrebbe incontro ad un default sicuramente non ordinato in quanto andrebbe ad erodere le risorse presenti in poco tempo, facendo sì che il sistema bancario non sia più in possesso di collaterale da depositare presso la Bce per ottenere finanziamenti, decretando in questo modo il ritorno ufficiale alla Dracma.

Non sappiamo come andrà a finire e non abbiamo a disposizione tutti gli elementi per performare un’indagine più approfondita al momento, certo è che siamo arrivati al primo caso di seria discussione circa la possibilità di un’uscita dall’euro di un Paese dell’Ue, cosa che 5 o 6 anni fa era prospettata da pochi (ma qualcuno che lo diceva c’era…).

Per quanto concerne le giornate che vivremo da qui a fine settimana, abbiamo diversi appuntamenti importanti su cui concentrarci.

Si parte questa sera con la decisione sui tassi da parte della Federal Reserve alle ore 17.30 italiane (ricordiamo che da questo week end l’orario italiano non sarà più da considerare come GMT+2, ma come GMT+1). Possibilità di vedere tagli di tassi non ce ne sono e gli analisti sono concentrati sulle probabilità che avvenga una qualche comunicazione circa misure ulteriori di stimolo da fornire all’economia a stelle e strisce, soprattutto dopo le dichiarazione che ci sono arrivate negli ultimi mesi da parte di qualche membro della Fed, che ha lasciato le porte aperte ad essi.

Se non arriverà nulla, il mood rimarrà probabilmente lo stesso, con il dollaro in spolvero, mentre in caso contrario, non sappiamo quanto possa innescarsi l’appetito per il rischio (che farebbe salire borse e scendere dollari)visto i ben noti problemi sotto i riflettori.

Alle 19.15 si apriranno le danze, con Bernanke di fronte ai giornalisti, pronto a rispondere (o a non rispondere) a tutte le domande che verranno fatte.

Domani, prima riunione sui tassi presieduta da Draghi e venerdì Non Farm Payrolls americani, direi che di carne da mettere al fuoco ce n’è tanta.

Ma passiamo ora alla consueta sezione di analisi tecnica.

Il peggioramento dei mercati ha condotto ad un drastico cambiamento dei prezzi, in pochi giorni.

Incominciando ad osservare l’eurodollaro abbiamo potuto infatti vedere, fra ieri ed il giorno prima, una decisa fuoriuscita dal canale ascendente seguito dai prezzi sin dai primi giorni di ottobre. La rottura dell’area compresa fra 1.3965 e 1.3930 è risultata come un forte trampolino per far compiere ai prezzi un calo di altri 300 punti nel giro di qualche ora. I prezzi infatti si sono fermati a 1.3615, che pur non essendo un livello con un riferimento matematico o al passato (ci si poteva aspettare una tenuta, infatti, di 1.3660, dove transitano diversi minimi osservati durante il percorso di salita) è il minimo da osservare. La resistenza per le prossime ore si trova invece a 1.3820, dove transitano le due medie mobili su un grafico con candele a 4 ore e dove troviamo la coincidenza del primo livello di supporto di Fibonacci del ritracciamento del movimento compreso fra 1.3140 e 1.4250.

Il cambio UsdJpy, dopo gli eccessi di due giorni fa, sembra aver trovato un nuovo equilibrio al di sopra di 78 figura. Ricorderete come a 77.80-78 passasse il livello di resistenza sfruttato nel passato (del movimento laterale durato settimane), che ora è divenuto resistenza. L’altro livello al quale dobbiamo guardare è 79.50, dove abbiamo visto i prezzi giungere successivamente all’intervento di domenica notte e dove, con gran precisione, transitava la prima delle percentuali di ritracciamento di Fibonacci del movimento compreso fra 85.50 e 75.50.

Davvero notevole si è dimostrato il movimento del cambio EurJpy. In poco più di una giornata, fra domenica notte e martedì mattina abbiamo visto i prezzi coprire un percorso di 900 pip. Il supporto per le prossime ore sembra poter essere 106.50, dove troviamo una gran coincidenza del livello di passata resistenza mostrata per tutto il mese di agosto: il livello di resistenza è invece da ricercare sul massimo mostrato ieri a 107.70.

Anche il cable ha interrotto la tendenza rialzista con la rottura di 1.5990. In questo caso specifico però il movimento successivo non è stato così eccessivo, segno che l’euro ha perso terreno per i propri problemi interni. Il grande supporto del cambio si trova a 1.5870, tenuto a distanza di sicurezza ieri di 20 pip, mentre ora la resistenza suggerita dalla trendline ascendente si trova a 1.6040, dove troviamo coincidenza con massimi di inizio settimana scorsa.

Osserviamo ora il cambio UsdChf. La figura di testa spalle di lungo periodo sembra oramai essere stata cancellata, dato che i prezzi sono ritornati al di sopra della neckline di 0.8880. Come altro livello guardiamo ora a 0.8930, dove vediamo passare la linea di tendenza negativa osservabile dai primi giorni di ottobre e che potrebbe favorire, una volta rotta, il raggiungimento del successivo 0.9060.

Tendenza ancora ribassista per il cambio EurChf che lentamente ritorna sui livelli visti a cavallo fra fine settembre e inizio ottobre. Per le prossime ore 1.2150 sembra rappresentare il supporto ideale mentre al di sopra di 1.2250 potrebbe tornare quel minimo di positività utile ad interrompere il movimento negativo incominciato la seconda metà di ottobre.

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