“Eurozona non è pronta per prossimo grande shock”

25 Giugno 2018, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – L’Europa unita potrebbe vedersi costretta ad affrontare una nuova crisi esistenziale, innescata dalla profonda debolezza strutturale che affligge l’apparato della moneta unica. A lanciare l’allarme sono Miguel Otero-Iglesias, senior analyst di Elcano Royal Institute e professore alla IE School of International Relations, e Raymond Torres, direttore di analisi internazionale e macroeconomia a FUNCAS.

Secondo i due accademici, il  ritorno alla crescita economica nell’area dell’euro ha prodotto un pericoloso senso di autocompiacimento nel Vecchio Continente, soprattutto nei paesi più ricchi al nord. Ma ora la possibile uscita dell’Italia fa ricordare che se la questione non viene affrontata il rischio è alto.

Non c’è bisogno di essere populisti per riconoscere che l‘unione monetaria europea – dicono gli analisti – è disfunzionale e ha un disperato bisogno di riforme più sostanziali di quelle proposte da Germania e Francia.

Ma per mantenere in vita la moneta unica, sono necessari due importanti miglioramenti strutturali. In primo luogo, occorre ridurre la frammentazione del sistema bancario europeo che ha causato allUe crisi più gravi di altre parti del mondo, in particolare rispetto agli Stati Uniti. In secondo luogo, si deve sviluppare un processo decisionale snello e legittimo per rispondere rapidamente e coraggiosamente alla prossima grave recessione. Da qui il monito sulla prossima crisi.

“La prossima crisi colpirà probabilmente alcuni paesi più duramente di altri. Il problema è che gli unici strumenti a disposizione della zona euro per affrontare queste recessioni sono le svalutazioni interne, che portano invariabilmente a tagli dei redditi e alla perdita di posti di lavoro. La Commissione europea, il mondo accademico e i governi nazionali sono ampiamente d’accordo su questa diagnosi. Il problema è che non c’è consenso sulla strada da seguire”.

La strategia di far ricadere la maggior parte dell’onere sui paesi colpiti dalla crisi  può, a lungo termine, rivelarsi politicamente insostenibile e minare la fiducia dei cittadini europei nell’euro. “Lo abbiamo visto in Grecia. Ora lo vediamo in Italia”, dicono gli analisti che lanciano la loro proposta per affrontare la crisi: uno strumento che abbia una capacità ben finanziata, gestita da un’autorità di bilancio centrale a livello europeo fondamentale per compensare gli shock specifici di ciascun paese.

“Ciò può assumere diverse forme: un fondo europeo da mobilitare a seconda della situazione di un paese, un fondo d’investimento o un sistema di riassicurazione della disoccupazione che integra i sistemi nazionali. Ciò che conta è che possa essere attivato rapidamente in caso di shock grave e che vi siano misure di salvaguardia per evitare comportamenti irresponsabili”.