Eurozona: metà dei bond offre tassi sotto zero

18 Luglio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Dopo che la Bce ha espresso la volontà di acquistare bond societari, si è venuto a creare un paradosso, per cui alcuni titoli del debito emessi dalle aziende europee rendono sotto zero mentre le rispettive obbligazioni governative mostrano tassi positivi.

Persino i tassi sui Bund decennali della Germania, che fino a pochi giorni fa scambiavano in negativo (-0,2%) sono tornati a quotare più di zero per la prima volta dopo la Brexit.

Stando ai calcoli di Goldman Sachs i corporate bond sono ancora più richiesti degli analoghi titoli del debito sovrano. Come osservato dall’analista della banca Lotfi Karoui, malgrado la ripresa dei tassi vista di recente, ci sono sempre più rendimenti negativi nel comparto dei bond societari dell’area euro.

“L’ammontare di società che offre titoli del debito con tassi negativi continua a crescere nel mercato dell’Eurozona“.

Se ci si basa sull’iindice EUR iBoxx IG, si scopre che c’è un livello record pari a 216 miliardi di euro di bond che rendono meno di zero nel mercato aziendale, pari al 14% dell’intero indice.

Nel settore del reddito fisso dell’area euro sono 4.100 miliardi di euro i titoli che scambiano in territorio negativo, pari al 49% dell’ammontare totale degli indici obbligazionari, siano essi bond sovrani, quasi sovrani, covered o aziendali.

Andando ad analizzare quali sono le società che offrono rendimenti negativi nell’indice EUR iBoxx IG, si scopre che i dieci corporate bond più negativi circolanti hanno un valore pari a 61 miliardi di euro, equivalente al 29% dell’universo sotto zero dell’obbligazionario societario.

Ci sono imprese del settore auto, finanziario, delle telecomunicazioni ed energetico. Sorprende insomma vedere come rating, paesi di appartenza e settori varino molto. La Germania e la Francia fanno da padroni con tre gruppi rappresentanti, ma contribuiscono anche Olanda (2), Svezia e Stati Uniti (con 1).

Visto anche che i mercati si aspettano di vedere un potenziamento ulteriore delle manovra di sostegno monetario della Bce, la lista di società che ci guadagna a chiedere prestiti sul mercato non farà che aumentare, alimentando inevitabilmente anche una rotazione di portafoglio verso il mercato liquido in dollari Usa.