Eurozona: lo stato di panico e’ diventato fin troppo razionale

6 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – I tassi di interesse ai minimi storici in Giappone, Usa e Germania farebbero pensare a tre economie in fase di depressione. Invece l’Occidente in toto e piu’ in particolare l’Europa si trova in una fase di depressione, ma contenuta. Meno grave del periodo critico degli Anni 30. Il problema e’ che si stanno creando le condizioni per un’altra caduta a picco.

Il piu’ importante indicatore – e causa prossima – della debolezza economica, scrive Martin Wolf in un editoriale sul Financial Times, e’ il cambiamento che si riscontra nel surplus dei bilanci del settore finanziario privato (ovvero la differenza tra entrate e spese delle famiglie e delle aziende).

La gente e’ indebitata e impaurita. Persino i paesi che non sono direttamente coinvolti, come la Germania, sono influenzati in via indiretta dal trinceramento dei suoi partner. Il tutto mentre le autorita’ politiche continuano a compiere errori imperdonabili. Senza risolvere il vero problema: contenere il panico diffuso, che e’ fin troppo razionale considerando l’incertezza generale sul futuro dell’euro. Gli investitori che stanno accumulando bond dei paesi considerati piu’ sicuri nonostanti tassi vicini all’1%, sono un chiaro segnale di una radicata avversione al rischio.

Tra il 2007 e il 2012 il bilancio finanziario del settore privato in Usa ha registrato un mutamento verso un surplus del 7,1% del Pil. Nel Regno Unito sara’ del 6% e in Giappone del 5,2%. Nell’area euro? Solamente del 2,9%, nonostante il contributo di paesi con surplus privati notevoli, come la Germania, e altri con surplus comunque invidiabili (come Francia e Italia). In Spagna il surplus e’ addirittura stimato al 15,8% del Pil. Nel frattempo i paesi in via di sviluppo hanno un surplus di $450 miliardi quest’anno, sempre secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale.

In un contesto di questo tipo ci si aspetterebbe una domanda debole. La volonta’ di implementare politiche monetarie di manica larga, inonandando il sistema di denaro, e la propensione a tollerare deficit fiscali enormi ha contenuto la depressione e in alcuni casi indotto una timida ripresa.

Il fatto che politiche monetarie straordinarie, senza precedenti, e deficit fiscali massicci non abbiano ottenuto l’effetto sperato, ovvero una ripresa degna di essere chiamata tale, ci dice, tuttavia, quanto potenti si sono rivelate le forze depressive che stanno affossando l’economia.

E’ l’eredita’ che ci ha lasciato una crisi finanziaria preceduta da gigantesche bolle di prezzi incontrollate e debiti cui e’ stato permesso crescere a dismisura.