Eurozona, banche italiane hanno aperto vaso Pandora

15 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – L’attenzione e le preoccupazioni degli investitori si sono concentrate sui guai di Deutsche Bank ultimamente, ma il vero epicentro della crisi del settore bancario europeo riguarda l’Italia.

I tentativi encomiabili del governo Renzi di rilanciare una crescita economica che rimane anemica ormai dall’inizio del secolo – una striscia negativa da Grande Depressione – sono stati sin qui vanificati dall’intransigenza delle autorità a Bruxelles verso la flessibilità di bilancio e in ultima istanza dalle nuove norme di bail-in.

Se prima era la Grecia a minacciare l’esistenza dell’area euro, ora è l’Italia, stretta in  una morsa rappresentata da una stagnazione secolare e da un settore bancario ancora fragile.

La stagnazione secolare italiana

Con la nuova regolamentazione europea, che prevede la partecipazione ai piani di salvataggio di creditori, azionisti e correntisti con depositi superiori ai 100 mila euro in banca, di fatto l’Eurozona non permette all’Italia di sostenere le sue banche con aiuti di Stato e al contempo non può più correre in soccorso del settore bancario italiano o di qualsiasi altro paese membro. È uno dei paradossi creati dal sistema che dovrebbe portare all’unione bancaria.

Il futuro dell’Eurozona è legato a doppio filo con quello delle banche italiane piene di crediti inesigibili che secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale rappresentano circa il 18% del Pil della terza economia dell’aerea euro.

La creazione di una bad bank di comune accordo con la Commissione Ue, sulla falsa riga di quanto avevano fatto Irlanda e Spagna prima dell’introduzione delle norme di bail-in – in vigore dal primo gennaio – era volta a ripulire i bilanci degli istituti di credito italiani, ma non ha convinto.

Ci sono dubbi sulle garanzie che è in grado di offrire lo stato e per effetto della nuova struttura legislativa in materia di piani di salvataggio, gli investitori retail dovranno accettare una svalutazione pari a 200 miliardi di euro sui bond subordinati, titoli che pensavano essere sicuri.

Così i leader dell’Eurozona rischiano di far crollare il castello di carta del sogno della federazione europea. Come scrive Jeremy Warner sul Telegraph, se tutto era cominciato con il Trattato di Roma, è proprio Roma il posto dove tutto potrebbe finire“.

Fonte: Telegraph