Europa: Opa su 100% Abn da Rbs, Fortis e Santander

30 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il consorzio di banche guidato da Royal Bank of Scotland (Rbs) ha annunciato che intende lanciare un’offerta sul 100 per cento di Abn Amro, che ha già concordato una scalata da parte di Barclays. In una nota le banche hanno detto che in base alla normativa olandese non possono dare dettagli del prezzo indicato nella proposta notificata ai board di Abn.
Il consorzio, di cui fanno parte anche Santander e Fortis, questa settimana ha dichiarato di aver proposto per l’istituto olandese un’offerta da 72 miliardi di euro, a patto che venga accantonato il piano di cessione della controllata Usa di Abn Amro LaSalle Bank a Bank of America.
“Le banche continuano a credere che le loro proposte offrano un valore materialmente maggiore per gli azionisti di Abn Amro e benifici ai clienti e ai dipendenti in confronto all’offerta raccomandata di Barclays”, si legge nella nota del consorzio, sottolineando che “le banche hanno invitato i consigli di sorveglianza e di gestione di Abn Amro a discutere ulteriormente le proposte delle banche al più presto”.
Da Madrid l’amministratore delegato di Santander, Alfredo Saenz, ha dichiarato ieri che la banca spagnola non è interessata alla quota, pari all’8,6 per cento, detenuta da Abn Amro in Capitalia. Lo ha confermato un portavoce dell’istituto spagnolo, precisando che la dichiarazione emerge nel corso della presentazione dei risultati del gruppo iberico agli analisti finanziari, secondo quanto riporta Bloomberg News. Il Santander chiude il primo trimestre con un utile in crescita del 21 per cento a 1,8 miliardi di euro. La banca spagnola, sempre secondo quanto riferisce Bloomberg News, ha beneficiato in particolare dell’aumento dei ricavi in casa e dell’abbattimento dei costi alla Abbey National in Inghilterra. Il risultato è migliore delle attese degli analisti, che puntavano su un utile pari a 1,76 miliardi.
Intanto da Siena Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Mps, in occasione dell’assemblea di Mps boccia l’ipotesi un possibile matrimonio tra Siena e Capitalia. “Operazioni di fusioni fra uguali a livello nazionale, che da più parti vengono indicate come opportune, avrebbero la sola conseguenza di rendere contendibile l’ipotetica nuova entità senza apprezzabili vantaggi in termini geografici, industriali o di sopravvivenza di lungo periodo”, sottolinea il primo socio del gruppo bancario senese.
Mancini non cita mai Capitalia, ma non è difficile capire che il passo più importante della sua relazione è tutto centrato sul “no” e “mai” alla fusione fra la banca senese e quella romana. Il presidente della Fondazione Mps schiera il suo ente morale fra quelle virtuose, ovvero fra quelle che, visti i tempi che corrono, hanno capito che occorre porre la barriera verso altre frontiere dimensionali, piuttosto che arroccarsi a difendere l’esistente come è stato fino ad adesso. Gabrielli dice no a fusioni fra uguali a livello nazionale, perché esporrebbero Siena a troppe incognite ricevendone pochi vantaggi. Gli svantaggi Mancini li individua in un’eccessiva diluizione della fondazione senese nella nuova entità, che diventerebbe così facilmente scalabile e molto di più di quanto lo sia oggi. Tutto questo avverrebbe poi, secondo Mancini, a svantaggio della copertura geografica, che avrebbe nel Centro Italia un’alta percentuale di sovrapposizioni, mettendo a rischio il ritorno economico di una simile fusione.
Ieri la Fondazione senese ha messo la parola “mai” davanti alla fusione Mps-Capitalia e quest’ultima ha ricevuto anche il completo disinteresse del Santander qualora la banca spagnola riuscisse a portare a casa Abn Amro. Alla banca senese la fondazione ha dato il via libera per acquisizioni di banche minori, per Capitalia è ancora atteso un indirizzo. Il presidente del gruppo romano, Cesare Geronzi, ha dato tre mesi di tempo a chi lo ha interrogato sulle strategie future. Ora quei tre mesi stanno per scadere.
Nel frattempo l’assemblea degli azionisti di Mps ha approvato il bilancio 2006, chiuso con un utile netto consolidato di 910,1 milioni e la distribuzione di un dividendo di 0,17 euro per ogni azione ordinaria. La cedola sarà messa in pagamento il 24 maggio prossimo con stacco cedola il 21 maggio.